INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/11332 presentata da ZAMPARUTTI ELISABETTA (PARTITO DEMOCRATICO) in data 20110323
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Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-11332 presentata da ELISABETTA ZAMPARUTTI mercoledi' 23 marzo 2011, seduta n.451 ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che: il signor Francesco Sparaccio, nato a Brindisi l'11 giugno 1957, e' deceduto il 6 marzo 2011 presso la casa circondariale di Carinola (Caserta), per cosiddette «cause naturali», apparentemente un infarto; detenuto dal 2003 e condannato in via definitiva alla pena dell'ergastolo, dopo un breve periodo presso la casa circondariale di Lecce, Francesco Sparaccio era stato trasferito a Carinola, dove aveva manifestato seria preoccupazione per il suo stato di salute, accusando strani malesseri allo stomaco; nell'ultimo anno le sue condizioni di salute erano peggiorate al punto che il detenuto chiedeva espressamente di essere visitato, di effettuare dei controlli e in tutta risposta - per come lo stesso riferiva alla convivente Margherita Russo durante i colloqui - otteneva medicinali dalla posologia poco chiara che, a dire dei sanitari dell'istituto, gli avrebbero placato i dolori, medicinali che per un periodo il detenuto avrebbe acquistato anche a proprie spese; negli ultimi mesi le condizioni di salute erano peggiorate tanto che a suo dire spesso non riusciva ad alzarsi dal letto e a compiere le ordinarie occupazioni e attivita' e tanto avveniva sempre nella sua cella, nella sezione in cui era ubicato e tanto alla convivente veniva ripetutamente riferito durante i colloqui anche dagli altri detenuti o dai familiari di questi; «Erano mesi che cercava un disperato aiuto per essere curato. Sveniva, vomitava sangue, aveva un gonfiore allo stomaco che sembrava una palla, ma non c'era niente di quella flebile salute che allarmasse veramente un dottore», ha detto la convivente Margherita Russo in un'intervista pubblicata dal Quotidiano di Puglia l'8 marzo 2011. La donna ha aggiunto: «Ho visto Franco per l'ultima volta il 18 febbraio, era affaticato, irriconoscibile... Non era piu' lui. La settimana dopo, il 25 febbraio, mi ha chiamato a casa intorno alle 17. Diceva che aveva ancora dolori, sempre piu' forti, tanto da voler smettere di prendere farmaci: «Mi sto intossicando, ogni mattina vomito schiuma, peggioro sempre piu', si era lamentato in quei dieci minuti di telefonata». A quanto pare, la malattia di Franco Sparaccio non era nemmeno recente. «Quattro anni fa ero andata a trovarlo per un colloquio ma gli era stato negato perche' stava tanto male che non poteva alzarsi dal letto», ha detto la convivente; nel mese di dicembre-gennaio scorsi, proprio a causa del suo malessere e degli intensi dolori, Francesco Sparaccio si era recato in infermeria e qui aveva ribadito al medico il suo malore, i mancamenti continui e i dolori insopportabili a livello addominale e, a suo dire, il medico gli avrebbe appoggiato la mano sul ventre per poi rassicurarlo consigliandogli la prosecuzione della terapia; in questa occasione, forse a causa dell'effettivo malessere accumulato e a fronte della per lui inadeguata risposta, il detenuto aveva chiesto con forza di essere visitato con piu' accuratezza e/o di essere ricoverato presso un ospedale per una diagnosi piu' approfondita, giungendo anche a usare violenza fisica contro il medico dell'istituto che aveva ignorato la sua richiesta di aiuto, ragion per cui l'amministrazione penitenziaria, in quell'occasione, lo aveva anche punito con la sanzione disciplinare dell'isolamento per 5 giorni; il detenuto ha anche riferito alla convivente che tra il mese di dicembre e gennaio aveva avuto due svenimenti preceduti da forti dolori al petto e all'addome e la situazione si era risolta, in un caso, con il trasporto in ospedale in cui gli sarebbe stato effettuato solo un tracciato (nessun prelievo di sangue per la ricerca di eventuali alterazioni degli enzimi sentinella di un infarto) seguito dal consiglio di assumere all'occorrenza dell'acqua mista a zucchero e, nel secondo episodio, con il trasferimento in infermeria, dove i medici dell'istituto avrebbero semplicemente provveduto a misurare i parametri della pressione arteriosa; affinche' si facesse qualcosa per diagnosticare l'origine del suo male, la convivente di Francesco Sparaccio si rivolgeva all'avvocato Daniela d'Amuri di Brindisi che, in data 25 gennaio 2011, redigeva una istanza che la stessa convivente personalmente spediva a mezzo posta al magistrato di sorveglianza del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, istanza nella quale si chiedeva di voler ordinare il ricovero del detenuto in ospedale ovvero l'ingresso in carcere di un medico specialista esterno affinche' lo visitasse e prescrivesse dei controlli piu' accurati; in data 6 marzo 2011, per come riferiscono alcuni compagni di detenzione e per come questi hanno dichiarato a mezzo di missive inviate alla convivente del detenuto e all'avvocato Daniela d'Amuri, sarebbe accaduto che intorno alle ore 14,00 Sparaccio Francesco unitamente ad altri detenuti lasciava la sua cella per recarsi nella zona «passeggio» dove ha accusato un lancinante dolore al petto e alla gamba; l'agente addetto in quel momento al controllo dei detenuti «a passeggio» e' intervenuto e ha accompagnato (a piedi) il detenuto sofferente presso un primo cancello della sezione dove e' ubicata l'infermeria; secondo la testimonianza di un detenuto (come scritto in una delle precitate missive all'avvocato Daniela d'Amuri), questo cancello dotato di una apertura mediante scheda magnetica, in questa occasione e nonostante vari tentativi, non si sarebbe aperto immediatamente, il che sarebbe avvenuto dopo che erano trascorsi diversi minuti, al quinto tentativo; sempre per come riferisce il detenuto testimone, all'arrivo dell'ambulanza, Francesco Sparaccio, sempre piu' provato, «ha dovuto fare a piedi un corridoio di ben 200 metri» e una volta giunto vicino all'ambulanza si e' accasciato; cosi, in questo momento, prima ancora di salire sull'ambulanza, prima ancora di giungere all'ospedale, il detenuto e' morto; l'articolo 1 del decreto legislativo n. 230 del 1999 afferma che «I detenuti e gli internati hanno diritto, al pari dei cittadini in stato di liberta', alla erogazione delle prestazioni di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione, efficaci e appropriate»; l'articolo 11 della legge n. 354 del 1975, al comma 2, recita «Ove siano necessarie cure o accertamenti diagnostici che non possono essere apprestati dai servizi sanitari degli istituti, i condannati e gli internati sono trasferiti, con provvedimento del magistrato di sorveglianza, in ospedali civili o in altri luoghi esterni di cura (...); al comma 5 "All'atto dell'ingresso nell'istituto i soggetti sono sottoposti a visita medica generale allo scopo di accertare eventuali malattie fisiche o psichiche. L'assistenza sanitaria e' prestata, nel corso della permanenza nell'istituto, con periodici e frequenti riscontri, indipendentemente dalle richieste degli interessati"; al comma 6 "Il sanitario deve visitare ogni giorno gli ammalati e coloro che ne facciano richiesta; deve segnalare immediatamente la presenza di malattie che richiedono particolari indagini e cure specialistiche"»; al di la' della causa ultima, la morte di Francesco Sparaccio potrebbe essere stata determinata da uno stato di malattia preesistente le cui manifestazioni sintomatiche, come dicono la convivente e i detenuti che lo hanno conosciuto e/o vissuto la sua malattia, sarebbero state frequenti, chiare, manifeste e per le quali il detenuto avrebbe piu' volte chiesto aiuto ai medici del carcere sia implicitamente con gli episodi di malessere, svenimento e impossibilita' ad attendere alle ordinarie occupazioni e sia con esplicite richieste di visite e controlli medici diagnostici che gli sarebbero stati negati -: cosa risulti dalla cartella biografica carceraria e, ove possibile, da quella clinica circa le condizioni di vita e di salute di Francesco Sparaccio dalla data del suo ingresso presso il carcere di Carinola sino al suo decesso, in particolare, quali siano stati gli interventi medici, diagnostici e le cure mediche praticate al detenuto, quale siano stati i tempi e i modi dell'intervento del personale di custodia e del soccorso medico avvenuti in data 6 marzo 2011, giorno del malore mortale e nel caso in cui il decesso sia dipeso da colpa, omissione o imperizia di quanti all'interno dell'istituto di pena erano preposti alla cura, alla salvaguardia dei diritti primari alla vita e all'integrita' fisica, costituzionalmente garantiti a ogni persona, anche se detenuta, quali iniziative di competenza si intendono assumere. (4-11332)
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INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/11332 presentata da ZAMPARUTTI ELISABETTA (PARTITO DEMOCRATICO) in data 20110323
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20110323-
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/11332 presentata da ZAMPARUTTI ELISABETTA (PARTITO DEMOCRATICO) in data 20110323
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA
FARINA COSCIONI MARIA ANTONIETTA (PARTITO DEMOCRATICO)
BELTRANDI MARCO (PARTITO DEMOCRATICO)
BERNARDINI RITA (PARTITO DEMOCRATICO)
MECACCI MATTEO (PARTITO DEMOCRATICO)
TURCO MAURIZIO (PARTITO DEMOCRATICO)
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2014-05-15T01:02:14Z
4/11332
ZAMPARUTTI ELISABETTA (PARTITO DEMOCRATICO)