RISOLUZIONE IN COMMISSIONE CONCLUSIVA DI DIBATTITO 8/00159 presentata da BELLUCCI MARIA TERESA (FRATELLI D'ITALIA) in data 17/03/2022
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Atto Camera Risoluzione conclusiva 8-00159 presentato da BELLUCCI Maria Teresa testo di Giovedì 17 marzo 2022 in Commissione XII (Affari sociali) Relazione sullo stato di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) . Doc. CCLXIII, n. 1. RISOLUZIONE PRESENTATA DAI DEPUTATI BELLUCCI, GEMMATO E FERRO APPROVATA DALLA COMMISSIONE La XII Commissione, esaminata per le parti di competenza la Relazione sullo stato di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) (Anno 2021) (Doc, CCLXIII, n. 1) trasmessa dal Governo alle Camere il 24 dicembre scorso, come previsto dall'articolo 2, comma 2, lettera e) , del decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2021, n. 108; premesso che: il Piano nazionale di ripresa e resilienza prevede 134 investimenti e 63 riforme, per un totale di 191,5 miliardi di euro di fondi cui si aggiungono le risorse dei fondi europei React-EU e del Piano nazionale per gli investimenti complementari (PNC), per un totale di circa 235 miliardi di euro, che corrispondono al 14 per cento circa del prodotto interno lordo italiano; il Piano si compone di sei Missioni e sedici Componenti – che si articolano intorno a tre assi strategici condivisi a livello europeo: digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica, inclusione sociale – e prevede tre priorità trasversali: parità di genere; miglioramento delle competenze, della capacità e delle prospettive occupazionali dei giovani; riequilibrio territoriale e sviluppo del Mezzogiorno; nell'ambito degli obiettivi trasversali relativi alla parità di genere e alla riduzione del divario di cittadinanza (M5C2-1), di particolare rilevanza l'approvazione nel dicembre 2021 della legge quadro sulle disabilità (legge 22 dicembre 2021, n. 227), che, in conformità alle disposizioni della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ha dotato l'Italia del primo intervento normativo sistematico sulla materia volto a ridisegnare la tutela della disabilità nei diversi ambiti e a prevedere processi più efficienti di erogazione degli interventi e dei servizi; a seguito dell'approvazione della legge delega, dovrà seguire la riorganizzazione dei servizi sociali locali, la definizione di standard qualitativi e la messa a disposizione di piattaforme ICT per migliorare e rendere più efficienti i servizi; sempre nel quadro degli strumenti finalizzati al sostegno ai soggetti più fragili si inserisce l'adozione nel dicembre 2021 del Piano operativo relativo all'investimento per il Sostegno alle persone vulnerabili e la prevenzione dell'istituzionalizzazione degli anziani (M5C2-5). Il Piano definisce i requisiti dei progetti che dovranno essere presentati dagli enti locali, indicando quattro dimensioni di intervento: sostegno ai genitori di minori fino a 17 anni; sostegno all'autonomia degli anziani; servizi a domicilio per gli anziani e sostegno agli assistenti sociali; il Piano rappresenta il primo passo per la realizzazione dell'investimento per il sostegno alle persone vulnerabili (M5C2 – Investimento 1.1), a sua volta strettamente connesso con l'adozione della legge quadro sul sistema di interventi in favore degli anziani non autosufficienti (M5C2 – Riforma 1.2), prevista dal PNRR per il 2023 e per la quale è stato costituito un gruppo di lavoro presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali incaricato della definizione della stessa: l'assistenza all'anziano non autosufficiente rappresenta il terreno d'elezione dell'integrazione tra assistenza sanitaria e sociale; spostarne il baricentro prevalentemente sul versante sociale rischia di perpetuarne la cesura; sempre nell'ambito della Missione 5, un piccolo inciso merita anche l'investimento 7 – Progetto Sport e inclusione sociale – per richiamare l'opportunità di prevedere nell'ambito delle strutture residenziali che svolgono programmi riabilitativi/assistenziali in favore di persone fragili e vulnerabili la realizzazione/ristrutturazione di impianti sportivi; passando ad esaminare la Missione 6, relativa alla Sanità, l'Italia partiva certamente da una situazione di difficoltà di un Servizio Sanitario Nazionale frutto di una lunga stagione di tagli illogici ai tetti di spesa che hanno indebolito la forza e il radicamento della sanità territoriale, rendendo più fragile le politiche di prevenzione della salute pubblica: ritardo nell'adeguare il SSN al mutato contesto demografico, deficit digitale e crescita delle disuguaglianze nell'accesso ai livelli essenziali di assistenza; nell'ambito delle iniziative di titolarità del Ministero della salute a valere sul 2022, l'atto più importante, al momento, è il decreto con la ripartizione delle risorse destinate alle Regioni per i progetti del PNRR e del PNC (approvato con Intesa in Conferenza Stato-Regioni in data 12 gennaio 2022), che prevede che ciascuna regione definisca il proprio piano operativo contenente le azioni volte al raggiungimento delle milestone e dei target entro il 28 febbraio 2022, fissando per il 31 maggio 2022 il termine entro il quale sottoscrivere il Contratto istituzionale di sviluppo; il decreto provvede alla ripartizione integrale dei finanziamenti destinati alle Case e agli Ospedali di Comunità, rispettivamente 2 miliardi e 1 miliardo, mentre per l'assistenza domiciliare le uniche risorse stanziate riguardano le Centrali Operative Territoriali, con 204,5 milioni; nessuna risorsa, al momento, è stata prevista per le 292.000 prese in carico domiciliari aggiuntive programmate per il 2022 e, in questo senso, il PNRR, come più volte paventato, rischia di rimanere una grande operazione di edilizia sanitaria con risvolti marginali e a lungo termine (2026) in termini di incremento dei servizi ai cittadini; con particolare riferimento alla M6C1, Riforma 1.1. – Definizione di un nuovo modello organizzativo della rete dell'assistenza sanitaria territoriale – il Ministero della salute, in collaborazione con le Regioni e con l'Agenas, sta lavorando ad una prima proposta di schema di riforma dell'assistenza territoriale. A corredo della relazione del Governo manca, e sarebbe invero necessario e funzionale al lavoro di esame della proposta di riforma da parte Parlamento, un piano d'integrazione fra assistenza sanitaria, assistenza sociale e modalità di integrazione di tutte le attività atte a soddisfare, mediante percorsi assistenziali integrati, i bisogni di salute della persona; questi ultimi, infatti, richiedono prestazioni sanitarie e azioni di protezione sociale in grado di garantire, anche nel lungo periodo, la continuità tra azioni di cura e quelle di riabilitazione secondo uno schema che potrebbe prevedere che ad una domanda complessa si debba rispondere con una offerta integrata e complessa di servizio pubblico socio-sanitario; sarebbe necessario, dunque, pianificare per poi realizzare servizi territoriali e di prossimità che siano integrati nelle reti cliniche e che rendano migliori le prese in cura e gli accessi alle cure (promozione di USCA e PDTA) e quindi «strutture diffuse» che eroghino «prestazioni sul territorio» come se il territorio fosse il più grande degli ospedali; a tale scopo, sarebbe necessario configurare gli spazi (case di comunità, ospedali di comunità e altro) non come fine dell'intervento e degli investimenti previsti, ma quali punti di accesso per una offerta continua e integrata di salute e come nodi di reti sociali e sanitarie, fisiche e digitali; sempre nell'ambito della componente 1, particolare rilevanza riveste il DM 71, da adottare entro il 30 giugno, che reca il regolamento di rilancio della rete dei servizi territoriali e rappresenta, di fatto, la riforma degli attuali assetti delle cure primarie e con il compito decisivo di indirizzare come spendere le risorse del Pnrr; per la prima volta vengono definiti degli standard che dovranno essere rispettati in ogni regione, sotto la vigilanza dell'Agenas; il perno del sistema sarà il Distretto sanitario al cui interno rivestirà un ruolo fondamentale la Casa della Comunità dove i cittadini potranno trovare assistenza h24 ogni giorno della settimana; mentre rimangono gli studi dei medici di famiglia (definiti spoke delle Case della Comunità) che saranno collegati in rete per garantire aperture h12 sei giorni su sette; all'interno del Distretto vi saranno poi gli Ospedali di Comunità con un forte assistenza infermieristica e saranno decisivi, ad esempio, per la presa in carico dei pazienti nelle fasi post ricovero ospedaliero o in tutti quei casi dove c'è bisogno di una particolare assistenza vicino al domicilio del paziente; vengono, infine, fissati gli standard per i servizi delle cure palliative (ad esempio gli hospice), per i dipartimenti di prevenzione e consultori familiari e nel nuovo sistema di cure primarie ruolo rilevante avranno anche le farmacie, identificate a tutti gli effetti come presidi sanitari di prossimità dove il cittadino potrà trovare sempre più servizi aggiuntivi; nella programmazione della riforma dell'assistenza territoriale, però, un vulnus rilevante è rappresentato dalla scarsa attenzione riconosciuta all'area delle dipendenze, della salute mentale, della neuropsichiatria infantile e della sanità penitenziaria, che rimangono raccomandate e non obbligatorie all'interno delle case della salute come ambulatori, modello obsoleto e superato da decenni; un ampio processo di riforma dell'assistenza territoriale non può prescindere dalla definizione di uno specifico modello di intervento nelle aree della salute mentale e delle dipendenze, come, purtroppo, sollecitato dalla costante crescita di situazioni di disagio acuite dall'emergenza pandemica; la mancanza di un riferimento esplicito all'area della Fragilità correlata a Disturbi Mentali – Malattie Psichiatriche e Dipendenze Patologiche – è, peraltro, un tema trasversale alle Componenti di entrambe le Missioni in esame; nonostante le persone prese in carico dai Servizi del SSN e del Privato Sociale siano oltre 1.000.000 in Italia, il PNRR non prende in debita considerazione le necessità di queste persone e delle loro famiglie, per le quali il Covid ha rappresentato una causa di interruzione o difficoltà di accesso alle cure e di aggravamento delle loro condizioni; gli interventi in materia di Salute, inoltre, richiedono un investimento considerevole in termini di personale sanitario (ad es., 16.000 Infermieri, in relazione al numero di Case della Comunità/COT/Ospedali di Comunità che si intendono realizzare), ma ad oggi non è chiaro dove tali professionalità saranno reperite, considerato che i Servizi Territoriali, Ospedalieri e le Strutture Residenziali e Semiresidenziali esistenti ne denunciano da tempo la grave carenza: già nel periodo ante-pandemia, le Rappresentanze delle Professioni Infermieristiche stimavano in 70.000 unità il numero degli infermieri mancanti in Italia; con riferimento alla M6C1 – Investimento 1.1. – Case della Comunità e presa in carico della persona – la relazione conferma la conclusione del ciclo di incontri finalizzato ad una prima ricognizione dei progetti, rimandando a ciascuna regione l'onere di definire il proprio piano operativo contente piani di azione volti all'individuazione dei siti; a riguardo, occorre sottolineare come le Case della Comunità abbiano un approccio troppo «sanitario», probabilmente derivato dal «trauma» provocato dagli ultimi due anni di emergenza pandemica, che hanno svelato quanto fosse fragile la Medicina di Territorio in tantissime aree dell'Italia, ma limitarle a questa funzione potrebbe rivelarsi un grosso errore, posto che le Case della Comunità possono rappresentare dei preziosissimi centri di propulsione di un nuovo approccio alla Salute, ovvero quello, appunto, di Comunità; in generale, bisogna scongiurare il rischio che la necessità e l'urgenza di rispettare i tempi del PNRR portino i diversi livelli istituzionali coinvolti ad evitare i necessari processi partecipativi, quasi fossero una ulteriore perdita di tempo piuttosto che una concreta possibilità di conferire qualità alla programmazione stessa; si ribadisce la necessità di una previsione esplicita e permanente del coinvolgimento degli enti del terzo settore fin dalle prime fasi di proposta degli interventi da parte delle amministrazioni locali: tale passaggio è determinante perché, come ricorda la relazione stessa, in tali missioni « la realizzazione concreta degli interventi viene assegnata a soggetti diversi, denominati soggetti attuatori. Questi soggetti, che hanno la responsabilità della realizzazione operativa degli interventi, sono molto spesso i Comuni e gli altri enti territoriali. (...) ). Il coinvolgimento degli enti territoriali attraversa le sei missioni del Piano, con una particolare concentrazione nell'area della Missione 5, Inclusione e coesione, destinata prevalentemente ai Comuni, e nell'area della Missione 6, Salute, destinata quasi esclusivamente alle Regioni »; sempre nella relazione si legge: « le amministrazioni locali partecipano alla realizzazione del PNRR in aree che variano dagli asili nido, ai progetti di rigenerazione urbana, all'edilizia scolastica e ospedaliera, all'economia circolare, agli interventi per il sociale. (...) Hanno, infine, un ruolo nella definizione e messa in opera di alcune delle riforme previste dal Piano in materia di disabilità, servizi pubblici locali, turismo e in altri settori di competenza decentrata »; il PNRR è un piano « performance based » che deve raggiungere dei risultati e questo può accadere con maggiore probabilità se è accompagnato, a tutti i livelli istituzionali di gestione, da un coinvolgimento maggiore e sussidiario del privato e del privato sociale, come le cooperative, quali soggetti in grado di contribuire alla costruzione di politiche inclusive efficaci, partendo dalla lettura dei bisogni del territorio; in particolare, oltre al Tavolo permanente per il partenariato economico, sociale e territoriale, l'articolo 8 del decreto-legge n. 77 del 2021 ha previsto che il Governo e le parti sociali maggiormente rappresentative stipulino un protocollo di intesa nazionale, affinché ciascuna amministrazione centrale titolare di interventi previsti nell'ambito del PNRR si impegni ad assicurare lo svolgimento di periodici tavoli di carattere settoriale e territoriale sui progetti di investimento e sulle riforme settoriali: i protocolli per il loro avvio sono ancora in corso di definizione, ma, considerando che le regioni (che gestiranno il 97% delle risorse della Missione 6 in qualità di soggetti attuatori), avevano come scadenza il 28 febbraio per elaborare i piani operativi su alcune importanti linee di investimento relative alla sanità territoriale ed è già stato emanato un primo decreto di ripartizione dei fondi, è essenziale stipulare quanto prima i protocolli funzionali all'avvio dei suddetti tavoli, al fine di favorire il coinvolgimento delle parti sociali per ora rimasto sulla carta; e ancora, mancano e non sono stati ben definiti quali saranno i professionisti posti in servizio presso le strutture, secondo quali meccanismi di collaborazione interagiranno e quali saranno gli strumenti messi a loro disposizione all'interno delle Case della comunità: ad esempio, non appare definito il ruolo e la funzione del MMG, la presenza o meno del farmacista ospedaliero e l'eventuale collaborazione con la farmaceutica di comunità; sarebbe necessario ridisegnare e reinterpretare il ruolo della Farmacia di comunità in una logica di integrazione stretta con tutti i protagonisti coinvolti nei processi che porteranno a compimento la riorganizzazione dell'assistenza territoriale; la Casa di comunità nel PNRR è stata eletta a luogo di coordinamento dei servizi multidisciplinari offerti ai pazienti cronici ma questo coordinamento non potrà funzionare se manca la circolarità di informazioni sanitarie fra i vari setting assistenziali. A tal fine, ad oggi, non è ancora stato realizzato il Fascicolo sanitario elettronico nazionale ma è stato «solo» sottoscritto un Accordo tra il Ministero della salute e il Dipartimento della transizione digitale del Ministero della innovazione tecnologica e transizione digitale diretto a disciplinare i rapporti giuridici tra le parti finalizzato alla sua realizzazione; con riferimento alla M6C1 – Investimento 1.2., è stato concluso il ciclo di incontri finalizzato ad una prima ricognizione dei progetti riferiti alla materia «Casa come primo luogo di cura e telemedicina». Secondo quanto si evince dalla relazione di Governo, il 28 febbraio 2022 ciascuna regione ha definito il proprio piano operativo. All'interno del gruppo di lavoro Telemedicina, è stato costituito il sottogruppo di lavoro per la definizione delle linee guida dell'assistenza domiciliare. Entro il mese di dicembre 2021 è stato sottoscritto, sulla base delle indicazioni del Comitato interministeriale della transizione digitale, l'accordo tra Ministero della salute, Dipartimento della transizione digitale e Agenas, con allegato il relativo piano operativo; per la sua piena attuazione, manca un piano di formazione per i professionisti sanitari che dovranno utilizzare gli strumenti di telemedicina in maniera tale da assicurare un'offerta di prestazioni sanitarie efficienti, sicure e di qualità; inoltre, il piano non prevede soluzioni ai problemi determinati dal digital divide verticale (sarebbe opportuno formare e supportare i cittadini di tutte le età all'uso dei software di telemedicina) ed orizzontale (sarebbe opportuno colmare i gap formativi degli utenti nelle varie regioni nonché quelli infrastrutturali); con riferimento alla M6C2 – Investimento 2.1. - Valorizzazione e potenziamento della ricerca biomedica del SSN – la relazione riferisce che sono stati predisposti e approvati i documenti concernenti le tematiche da porre alla base dei bandi di ricerca, ma proprio in tema di ricerca e sviluppo non si rilevano indicazioni circa la possibilità di compartecipazione ai bandi da parte dell'industria in un'ottica di sinergia tra settore pubblico e privato così da realizzare innovative reti di eccellenza massimizzandone il risultato; con riferimento alla M6C2 – Investimento 2.2. – Sviluppo delle competenze tecniche, professionali, digitali e manageriali del personale del sistema sanitario – è stato determinato il numero globale dei medici specialisti da formare per il triennio 2020-23, sono stati assegnati per l'anno accademico 2020-2021 i contratti di formazione medica specialistica alle diverse tipologie di specializzazione; la Commissione salute della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha preventivamente definito il fabbisogno formativo regionale di medici di medicina generale per il triennio 2021-2024 e ha comunicato il riparto tra le Regioni dei 900 posti aggiuntivi per il corso di formazione specifica in medicina generale, assegnando alle Regioni le risorse per il finanziamento delle borse di studio aggiuntive per il primo ciclo formativo del triennio 2021-2024; nulla, invece, è previsto in materia di contratti di formazione specialistica per i laureati nelle discipline sanitarie di «area non medica»; al netto dei finanziamenti previsti per l'area medica, infatti, sono state completamente ignorate tutte le altre professioni sanitarie (biologi, farmacisti, fisici, chimici, e altro) nel loro percorso, sia in fase di accesso alla professione (manca la definizione del fabbisogno) che nella fase di specializzazione (mancano i contratti di formazione); la mancanza di contratti di formazione specialistica per «l'area non medica» crea un discrimen professionale e sociale, scaricando l'onere della formazione specialistica «non medica» sulle sole possibilità economiche personali; inoltre, appare evidente, al netto della formazione dei singoli professionisti sanitari tramite i contratti di formazione specialistica, la mancanza di un piano che formi gli stessi a svolgere il lavoro in collaborazione; così come manca un piano che attraverso la formazione del personale sappia integrare le necessità di cura dei pazienti con i più recenti risultati della ricerca; con riferimento, infine, alla M6C2 – Investimento 1.3. - Rafforzamento dell'infrastruttura tecnologica e degli strumenti per la raccolta, l'elaborazione, l'analisi dei dati e la simulazione – , mancherebbe ad oggi un piano di razionalizzazione degli enti che individui i diversi soggetti (ospedali di comunità, centrali operative territoriali, case della comunità), i rispettivi ruoli (ricoveri, degenze, prese in carico, assistenza domiciliare, servizi socio sanitari) e le conseguenti azioni (individuazione, programmazione e valutazione delle prestazioni) tramite la gestione accentrata in capo al Ministero competente; solo in seguito potrebbero essere attuati i piani operativi regionali di intervento sulle infrastrutture tecnologiche; impegna il Governo: a) con riferimento alla Missione 5, Componente 2: 1. Riforma 1.2. Sistema degli interventi in favore degli anziani non autosufficienti : realizzare un progetto integrato di riforma tra assistenza sanitaria e sociale; 2. Investimento 7. Progetto Sport e inclusione sociale: a valutare l'opportunità di prevedere la realizzazione/ristrutturazione di impianti sportivi presso strutture residenziali che svolgono programmi riabilitativi/assistenziali in favore di persone fragili e vulnerabili nei limiti delle risorse disponibili; b) con riferimento alla Missione 6, Componente 1: 1. Riforma 1.1. Definizione di un nuovo modello organizzativo della rete di assistenza sanitaria territoriale : i. integrare il «DM 71», recante Modelli e standard per lo sviluppo dell'Assistenza Territoriale nel Servizio Sanitario Nazionale con la previsione di uno specifico modello di intervento in materia di salute mentale, neuropsichiatria infantile, dipendenze e sanità penitenziaria da definire con successivo decreto previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano; ii. a valutare la possibilità, tenuto conto che al Parlamento possono essere forniti documenti solo se prescritti da norma, di elaborare e fornire al Parlamento un piano d'integrazione fra assistenza sanitaria, assistenza sociale e modalità di integrazione di tutte le attività atte a soddisfare, mediante percorsi assistenziali integrati, i bisogni di salute della persona, evidenziando, al contempo, un quadro definito delle nuove tecnologie di diagnostica e degli strumenti e metodologie di prevenzione fondamentali per il miglioramento dell'aspettativa e qualità della vita nonché un piano di prevenzione delle malattie croniche; 2. Investimento 1.1. Case della Comunità e presa in carico della persona : integrazione socio-sanitaria per una presa in carico globale, che preveda, in particolare: i. la valorizzazione della partecipazione di tutte le risorse della comunità nelle diverse forme e attraverso il coinvolgimento dei diversi attori locali tra i quali le associazioni e le organizzazioni del Terzo Settore; ii. la previsione di approcci complessi per l'area della fragilità, salute mentale e dipendenze: 1. presa in carico integrata sociale e socio-sanitaria della persona, riservando i luoghi di cura presso le sedi dei Centri di salute mentale, i Sert e le strutture del privato sociale attraverso la definizione di un successivo decreto che introdurrà, in particolare, uno specifico modello in materia di salute mentale, neuropsichiatria infantile, dipendenze e sanità penitenziaria, oggetto di intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano; 2. politiche di prevenzione e promozione di stili di vita positivi e il monitoraggio del disagio; 3. sviluppo di nuove forme di prossimità e aiuto, sfruttando le potenzialità della telemedicina e delle nuove tecnologie; iii. l'elaborazione di un piano che identifichi quali sono i professionisti sanitari impiegati nelle Case di comunità, evidenzi i meccanismi di interazione tra gli stessi, i ruoli e i conseguenti livelli di responsabilità e la strumentazione anche digitale necessaria per svolgere il lavoro in collaborazione; 3. Investimento 1.2.: i. Elaborazione, in coerenza con le misure M6C2 1.3.1 e M6C2 2.2 (c), di un piano che preveda la formazione per i professionisti sanitari che dovranno utilizzare gli strumenti di telemedicina, la formazione e il supporto dei cittadini all'uso degli strumenti di telemedicina; ii. identificazione di punti territoriali a bassa soglia ovvero ad accesso gratuito e di prossimità dove il cittadino possa essere supportato anche nelle minime operazioni quali, ad esempio, scarico di informazioni da dispositivi medici e collegamento alle piattaforme digitali così da migliorare la funzionalità delle cure a casa affiancando alla telemedicina la farmacia dei servizi; 4. Investimento 2.1.: previsione, nell'ambito del settore ricerca e sviluppo e dei relativi bandi, della compartecipazione da parte dell'industria in un'ottica di sinergia tra settore pubblico e privato, così da realizzare innovative reti di eccellenza massimizzandone il risultato; 5. Investimento 2.2.: i. predisposizione di un piano che attraverso la formazione del personale sappia integrare le necessità di cura dei pazienti con i più recenti risultati della ricerca; 6. Investimento 1.3.: a valutare l'opportunità della elaborazione di un piano che identifichi e attribuisca funzioni e responsabilità in ordine ai ruoli e alle azioni sul territorio; 7. a perfezionare il decreto di riparto delle risorse assegnate all'intervento M6C2 1.2.1, che sarà oggetto di intesa Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano per consentire l'avvio dell'intervento che prevede entro T2 2026 il raggiungimento di almeno 800.000 prese in carico domiciliari aggiuntive; c) a stipulare quanto prima il protocollo di intesa nazionale tra il Governo e le parti sociali maggiormente rappresentative previsto dall'articolo 8 del decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77, affinché ciascuna amministrazione centrale titolare di interventi nell'ambito del PNRR si impegni ad assicurare lo svolgimento di periodici tavoli di carattere settoriale e territoriale sui progetti di investimento e sulle riforme settoriali; d) a introdurre la previsione esplicita e permanente del coinvolgimento delle cooperative sociali e degli enti del terzo settore fin dalle prime fasi di proposta degli interventi da parte delle amministrazioni locali, prevedendo meccanismi automatici di un loro coinvolgimento in partenariati operativi territoriali di pianificazione degli interventi. (8-00159) « Bellucci , Gemmato , Ferro ».
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RISOLUZIONE IN COMMISSIONE CONCLUSIVA DI DIBATTITO 8/00159 presentata da BELLUCCI MARIA TERESA (FRATELLI D'ITALIA) in data 17/03/2022
Camera dei Deputati
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20220317
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RISOLUZIONE IN COMMISSIONE CONCLUSIVA DI DIBATTITO 8/00159 presentata da BELLUCCI MARIA TERESA (FRATELLI D'ITALIA) in data 17/03/2022
RISOLUZIONE CONCLUSIVA
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FERRO WANDA (FRATELLI D'ITALIA)
GEMMATO MARCELLO (FRATELLI D'ITALIA)
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2022-03-19T12:27:26Z
8/00159
BELLUCCI MARIA TERESA (FRATELLI D'ITALIA)
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