"RISOLUZIONE IN COMMISSIONE 7/00071 presentata da CALEARO CIMAN MASSIMO (PARTITO DEMOCRATICO) in data 20081112"^^ . "LOVELLI MARIO (PARTITO DEMOCRATICO)" . . "IANNUZZI TINO (PARTITO DEMOCRATICO)" . . "NANNICINI ROLANDO (PARTITO DEMOCRATICO)" . . "RISOLUZIONE IN COMMISSIONE" . "MAZZARELLA EUGENIO (PARTITO DEMOCRATICO)" . . . "MATTESINI DONELLA (PARTITO DEMOCRATICO)" . "LULLI ANDREA (PARTITO DEMOCRATICO)" . . . "2014-05-15T03:09:01Z"^^ . "RISOLUZIONE IN COMMISSIONE 7/00071 presentata da CALEARO CIMAN MASSIMO (PARTITO DEMOCRATICO) in data 20081112" . . "7/00071" . "CALEARO CIMAN MASSIMO (PARTITO DEMOCRATICO)" . "SBROLLINI DANIELA (PARTITO DEMOCRATICO)" . . "D'ANTONI SERGIO ANTONIO (PARTITO DEMOCRATICO)" . "0"^^ . . . . "Atto Camera Risoluzione in Commissione 7-00071 presentata da MASSIMO CALEARO CIMAN mercoledi' 12 novembre 2008, seduta n.084 La X Commissione, premesso che: il settore orafo-argentiero-gioielliero, che rappresenta da sempre uno dei comparti manifatturieri trainanti nella promozione del Made in Italy, si concentra in alcuni distretti di punta: Arezzo, Vicenza, Valenza Po, Napoli per l'oreficeria e la gioielleria in oro; Padova, Firenze e Palermo per l'argenteria (circa 10.600 unita' produttive e 60.000 addetti in tutta Italia, filiera distributiva di 24.000 punti vendita in Italia, oltre all'indotto composto di sistemi fieristici, assicurazioni, sistemi di sicurezza, trasporto valori, eccetera); il settore orafo e' paradigmatico dell'organizzazione produttiva di questo comparto: in sole tre province, Arezzo, Vicenza ed Alessandria, sedi dei principali distretti, si concentra quasi il 75 per cento delle aziende esportatrici nazionali (tale settore rappresenta solo ad Arezzo il 14 per cento degli addetti ed oltre il 31 per cento del fatturato); i principali mercati della domanda sono, nell'ordine, Emirati Arabi, USA, Turchia, Francia, Regno Unito, Spagna, Hong-Kong, Panama, Germania ed Australia; il mercato degli oggetti preziosi vive oggi una prolungata fase di crisi, nei mercati internazionali si sono prodotti grandi cambiamenti ed il nostro Paese, che sembrava leader indiscusso del settore orafo, ha dovuto sperimentare il lato amaro della globalizzazione. Nel 2001 in Italia sono state lavorate 437,7 tonnellate d'oro nel 2006 solo 217,9 tonnellate (- 219,8 tonnellate); nel 2001 l'oro lavorato in Italia sul totale mondiale era il 15,8 per cento, nel 2006 solo il 9,6 per cento; le principali contraddizioni sono esplose dal 2003 ed il loro teatro principale e' stato il mercato americano; la de'bâcle subita nel corso dell'ultimo triennio ha origine nel fatto che mentre le importazioni americane crescevano, le vendite italiane subivano una pesantissima flessione pari al 37,2 per cento. In questo periodo l'Italia e' stata superata e doppiata dalle Cina e dall'India ed affiancata dalla Thailandia e se si tiene conto che il mercato statunitense e' il principale sbocco della produzione nazionale (assorbe tuttora il 20 per cento dell'export), si ha una dimensione delle difficolta' in atto; all'inizio degli anni '90 la posizione dell'industria italiana era molto solida nel panorama internazionale e l'Italia, che si aggiudicava con largo margine il primato della produzione, rappresentava l'unica realta', tra i paesi di una certa consistenza in termini di offerta, capace di piazzare sui mercati esteri il grosso della produzione; erano tre i fattori di protezione dalla concorrenza dei Paesi emergenti: la limitata incidenza del costo del lavoro sul prezzo finale del prodotto a causa dell'elevato valore della materia prima; il primato indiscusso in fatto di stile e tecnologia; l'organizzazione finanziaria a supporto dell'approvvigionamento del metallo; a partire dalla seconda meta' dello scorso decennio la situazione e' rapidamente mutata e sono intervenuti fattori nuovi sia sul fronte del mercato che su quello della produzione, la domanda dei Paesi sviluppati ha infatti seguito un andamento disomogeneo, che ha penalizzato fortemente molti Paesi europei, Germania ed Italia su tutti, insieme al Giappone ed ha concentrato i fenomeni di crescita in Gran Bretagna e nel mercato a piu' elevato tassi di competizione, gli USA; sul lato dell'offerta c'e' stata una forte diffusione di tecnologia ed un deciso salto organizzativo dei concorrenti che ha inciso notevolmente sia sull'efficienza che sulla qualita' della produzione; il risultato per il nostro Paese e' la perdita della leadership mondiale dei quantitativi prodotti a vantaggio dell'India e nel 2006 anche della Cina; il deterioramento della competitivita' e' stato indotto anche dagli andamenti valutari: il significativo apprezzamento dell'euro sul dollaro, rafforzando cosi' l'effetto penalizzante dei dazi doganali, tra l'altro calcolati sul valore degli oggetti preziosi al lordo della materia prima, avvantaggiando in tal modo i concorrenti asiatici; a seguito delle vicende dei mercati internazionali il settore dell'oreficeria e' stato investito da un uragano, basti pensare al calo della produzione e dell'export, nonche' al crollo dei mercati come ad esempio quello statunitense; siamo di fronte ad un fenomeno strutturale e occorrono interventi urgenti e coordinati per salvaguardare e non disperdere un patrimonio di conoscenze produttive, tecnologiche e commerciali faticosamente accumulate nel tempo, oltre che per salvaguardare i livelli occupazionali; e' necessario intervenire con urgenza costituendo un «tavolo interministeriale» per il settore dei metalli preziosi, sulla falsariga dell'analogo organismo esistente per il comparto tessile, abbigliamento e calzature, attivo dal 1998, e della ceramica; al fine di salvaguardare il made in Italy e' opportuno introdurre nel nostro Paese e piu' in generale in Europa una legislazione che tuteli l'origine dei beni orafo-argentieri garantendo a quelli interamente realizzati in Italia la tutela d'origine e l'apposizione del marchio made in Italy; dev'essere a tal fine modificato l'articolo 5, comma 1, del decreto legislativo 22 maggio 1999, n. 251, laddove stabilisce che: «1. Gli oggetti in metallo prezioso legalmente prodotti e commercializzati nei Paesi membri dell'Unione europea o dello spazio economico europeo, per essere posti in commercio sul territorio della Repubblica, sono esentati dall'obbligo di recare il marchio di identificazione dell'importatore a condizione che rechino l'indicazione del titolo in millesimi e del marchio di responsabilita' previsto dalla normativa del Paese di provenienza, o, in sostituzione di quest'ultimo, di una punzonatura avente un contenuto informativo equivalente a quello del marchio prescritto dal presente decreto e comprensibile per il consumatore finale»; in conseguenza della predetta norma accade che l'apposizione di marchi di responsabilita' non sia sufficiente per porre il consumatore finale in una condizione di tutela, perche' non lo informa in maniera comprensibile ed evidente, sul fatto che quell'oggetto, sul quale viene apposto il marchio di identificazione dell'importatore, proviene da paesi extra-CEE (e' il caso ad esempio di manufatti provenienti dalla Cina); sarebbe opportuno intervenire sostituendo la dicitura «marchio di responsabilita'» con «marcatura identificante il paese di produzione» in modo da garantire in maniera semplice ed immediata l'informazione circa la provenienza degli oggetti importati extraCEE e marchiati con il marchio di identificazione italiano; deve altresi' essere rafforzata l'attivita' di controllo, la lotta alla contraffazione e la tutela del consumatore e della leale concorrenza, rafforzando la sorveglianza sul mercato attraverso le Camere di commercio come previsto dalla legge n. 251 del 1999, lungo tutta la filiera distributiva e presso gli importatori; deve essere rafforzato altresi' il monitoraggio doganale finalizzato ad avviare una attenta azione di controllo dei prodotti in entrata sul territorio sia comunitario che nazionale per contrastare i fenomeni di contraffazione dei marchi e dei gioielli made in Italy, nonche' di prodotti non a titolo o non conformi alle normative nazionali ed europee come quelle concernenti il contenuto di nichel nei prodotti; e' necessario prevedere un incentivo per il recupero dei preziosi in possesso dei privati, si stima infatti che ogni famiglia italiana possieda mediamente circa 50 grammi di oggetti in materiale prezioso per un totale di circa 1.250.000 chili, molti dei quali non piu' utilizzati perche' erosi dal tempo o fuori moda; con la regolamentazione del recupero di tali monili, il privato potrebbe rivolgersi al gioielliere per depositare gli oggetti inutilizzati in cambio di nuovi e il gioielliere potrebbe cosi' disporre di metallo da consegnare alle imprese orafe per essere reimmesso nel ciclo produttivo; in tal modo si potrebbero recuperare gioielli per smaltire le sostanze oggi riconosciute come tossiche (nichel, cadmio, eccetera) contenute negli stessi, regolarizzare il recupero dei metalli affidati oggi per la maggior parte ai negozi «compro-vendo oro», creare un canale alternativo di approvvigionamento della materia prima per le imprese di produzione e dare impulso al consumo, offrendo ai privati una strada privilegiata per l'acquisto di nuovi gioielli; nel processo di recupero dell'oro usato da parte dei dettaglianti, sarebbe utile e possibile disciplinare in modo specifico la creazione di un «borsino dell'oro usato» da pubblicarsi sui maggiori quotidiani nazionali, come gia' avviene per i diamanti, al fine di informare il privato sull'esatta valutazione del valore dei propri beni prima di procedere all'acquisto di prodotti nuovi, legando il valore di cio' che e' in suo possesso alla quotazione attuale dell'oro puro ed evitando le attuali basse valutazioni dell'oro vecchio, impegna il Governo: a costituire un tavolo interministeriale che semplifichi e renda stabile il rapporto con le imprese interessate, le loro associazioni e gli enti locali per superare il rischio di dispersione delle politiche di settore, attraverso la concertazione e maggiori poteri di iniziativa; a salvaguardare il made in Italy, attivandosi affinche' esso assuma effettivamente il valore di certificazione di qualita' nel settore orafo-argentiero-gioielliero, supportando tali azioni sia dal punto di vista economico, organizzativo, legislativo e impegnandosi a livello europeo per difendere le produzioni italiane, con un monitoraggio doganale specifico e aumentando le attivita' di controllo, lotta alla contraffazione e tutela del consumatore; a favorire «il recupero» dei preziosi in possesso di privati attraverso l'acquisizione dell'oro vecchio da parte degli orefici, finalizzata al recupero del medesimo a fini produttivi, allo smaltimento di eventuali sostanze tossiche, alla quotazione ufficiale dell'oro vecchio attraverso la creazione di un «borsino dell'oro usato». (7-00071) «Calearo Ciman, Mattesini, Lulli, Sbrollini, Lovelli, Nannicini, Mazzarella, Iannuzzi, D'Antoni»." . . "20081112-" .