RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA 6/00060 presentata da CARINELLI PAOLA (MOVIMENTO 5 STELLE) in data 19/03/2014

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Atto Camera Risoluzione in Assemblea 6-00060 presentato da CARINELLI Paola testo di Mercoledì 19 marzo 2014, seduta n. 193 La Camera, premesso che: il 20 e il 21 marzo 2014 si terrà Bruxelles la riunione del Consiglio europeo tra i cui argomenti figurano l'analisi della situazione economica attuale in connessione anche con il rafforzamento di una base industriale europea forte come motore di crescita economica e dell'occupazione in una prospettiva di ecosostenibilità; la Commissione, nella sua comunicazione del 22 gennaio scorso «Quadro per le politiche dell'energia e del clima per il periodo dal 2020 al 2030», ha presentato le sue proposte per fissare gli obiettivi da raggiungere per il 2030; il Consiglio europeo terrà un primo dibattito orientativo sulla base della comunicazione della Commissione e sulle conclusioni del Consiglio Trasporti, telecomunicazioni ed energia, tenutosi a Bruxelles il 3 e 4 marzo 2014; la Commissione propone di fissare l'obiettivo da raggiungere entro il 2030 di ridurre le emissioni di gas a effetto serra nell'Unione europea del 40 per cento rispetto all'anno 1990, ripartendo gli sforzi tra il settore ETS ( Emission Trading System ) e i risultati collettivi attesi dagli Stati membri che non rientrano nell'ETS. In particolare, la Commissione propone un obiettivo per il settore ETS di -43 per cento rispetto al 2005, anno di lancio del meccanismo europeo, contro un obiettivo di riduzione del 21 per cento al 2020 e di riduzione per le attività economiche non ETS che dovrebbe essere pari al 30 per cento; la Commissione individua nel 27 per cento l'obiettivo vincolante per l'Unione europea ma non per i singoli Stati membri, la quota di energia rinnovabile che dovrà essere consumata nell'Unione europea in tale data e non stabilisce nuovi obiettivi per l'efficienza energetica, attribuendole un ruolo essenziale a tutte le politiche energetiche ma rimandando gli obiettivi concreti a una futura revisione della direttiva sull'efficienza energetica da concludersi entro quest'anno; in data 5 febbraio 2014 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che definisce la comunicazione relativa al «Quadro per le politiche dell'energia e del clima per il periodo dal 2020 al 2030» come «miope e poco ambiziosa su una serie di livelli» e in cui si chiede un obiettivo vincolante del 40 per cento anche per l'efficienza energetica e un aumento al 30 per cento del target per le rinnovabili, che peraltro non dovrebbe essere calcolato a livello comunitario ma tradotto in specifici obiettivi nazionali; l'efficienza energetica e la lotta ai cambiamenti climatici sono elementi centrali del sistema economico europeo, la creazione e il mantenimento di nuovi posti di lavoro altamente qualificati e possono costituire il perno di una nuova politica industriale che incentivi anche la ricerca e lo sviluppo e sia attrattiva per investimenti e finanziamenti per le tecnologie sostenibili dando impulso alla competitività e alla crescita; l'Europa, e la Francia in particolare quale paese ospitante, avrà un ruolo fondamentale nella chiusura di un accordo globale per il clima per limitare il riscaldamento globale a 2 o C, durante la 21 o Conferenza delle Parti sul cambiamento climatico che si terrà nel 2015; per migliorare la sicurezza dell'Unione in materia di approvvigionamento la Commissione europea prospetta di incrementare lo sfruttamento delle fonti energetiche sostenibili interne, ma include in questa definizione anche le riserve autoctone di combustibili fossili convenzionali e non convenzionali (soprattutto gas naturale) e il nucleare, scelta che appare distante da quanto richiesto dalla maggioranza dei cittadini europei che, in un recente sondaggio speciale Eurobarometro sul cambiamento climatico in quattro su cinque riconoscono l'importanza della lotta al cambiamento climatico e dell'efficienza energetica quale impulso all'economia e all'occupazione; ad oggi ancora non è stata correttamente delineata la fase di transizione verso un sistema energetico comunitario realmente sostenibile, e questo ha dato la possibilità di attribuire al gas un ruolo essenziale, lasciando però ai singoli Stati e non all'Europa nel suo complesso le scelte strategiche relative ai sistemi di trasporto e interconnessione internazionali; in Italia nel mese di febbraio 2014, la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili ha coperto il 38 per cento, della produzione e il 32 per cento della domanda, con una stima delle ricadute economiche e occupazionali, riferiti al 2012 (fonte GSE) di 12,6 miliardi di euro di investimenti per 53.000 occupati permanenti in attività di esercizio e manutenzione sul parco rinnovabili e di 137.000 occupati temporanei, per le attività di investimento in nuovi impianti; il potenziale dell'efficienza energetica, settore in cui il nostro Paese è tra i leader mondiali, e delle energie rinnovabili non è stato ancora pienamente sfruttato e che secondo la Strategia energetica italiana e la tabella di marcia europea per il 2050 dovranno fornire la quota maggioritaria dell'approvvigionamento energetico, potranno essere raggiunti solamente se saranno fissati chiari obiettivi specifici intermedi; nonostante la retorica dell’«inevitabilità» che supporta il processo di globalizzazione economica, è chiaro invece che si tratta di un processo di cambiamento pianificato, guidato dalle politiche governative di questi anni che hanno supportato l'agenda delle grandi banche e multinazionali guidate, a loro volta, esclusivamente dal profitto. Queste politiche includono la « deregulation » degli scambi e della finanza internazionale attraverso trattati in favore del cosiddetto libero mercato, che hanno portato alla creazione di trasporti (vedi il TAV), comunicazioni e infrastrutture educative, che noi preferiamo definire diseducative, pensate ad uso e consumo delle multinazionali. Dall'altro lato questo processo ha creato una massiccia regolamentazione del mercato locale e nazionale e l'uso di indicatori privi di significato come ad esempio il PIL. Si evince chiaramente dalle informazioni sul TTIP che ancora una volta si concede alle multinazionali la possibilità di porsi al di sopra dei bisogni delle persone. Di sfruttare in maniera incontrollata risorse naturali fondamentali come l'acqua, il suolo, minerali. Il tutto inquinando in maniera irreversibile l'ambiente e le nostre vite dal momento che le sostanze dannose prodotte durante il processo di sfruttamento delle risorse si ripercuotono direttamente sulla nostra salute; malgrado il sistema economico fallimentare vigente nei più importanti Paesi mondiali sia stato capace di generare la più grande crisi finanziaria del ’900, si continua ad indicare la necessità di aprire nuovi mercati e identificare nuovi assets strategici come l'unica scelta possibile per la ripresa economica; per raggiungere tale scopo si rende necessario togliere ogni possibile impedimento di natura legale, di diritti sociali e del lavoro, arrivando persino ad indebolire le strutture democratiche, là dove possano intralciare il mondo degli affari; si sono di conseguenza sviluppati tavoli di discussione che riguardano lo smantellamento delle barriere commerciali, giuridiche, politiche al libero commercio e alla libertà di investimento, che vedono le potenze USA e UE concordare il TTIP, Transatlantic Trade and Investment Partnership , e nazioni quali Messico, Canada, Cile, Perù, Giappone, Australia, Malesia, Singapore, Vietnam, Nuova Zelanda e Brunei accordarsi attraverso il TPP, Transpacific Partnership ; l'obiettivo risulta essere la creazione della più grande area di libero scambio del globo che comprenderà economie per circa il 60 per cento del PIL mondiale; il fatto che le multinazionali economiche e finanziarie siano protagoniste del processo di accordo sovrastatale, trovandosi sedute ai tavoli dove si decidono le sorti del pianeta, rende il TTIP un luogo che supera i confini tradizionali tra Stato e privati, tra Governi e imprese, un luogo che si sottrae ad ogni possibile controllo democratico; risultano essere oltre 600 le multinazionali invitate ai tavoli di discussione ma risulta assente la dovuta trasparenza alla cittadinanza degli incontri e dei contenuti di tali trattati; è assolutamente necessario sviluppare la dovuta informazione sul significato di tale tipo di scenario per la società, l'ambiente e la democrazia; d'altro canto il partenariato economico-finanziario noto come TTIP ormai in via di definizione, lungi dall'essere un progetto neutrale, lega in maniera definitiva le sorti dell'Europa a quelle degli USA limitando la residua autonomia di un'Unione che rischia di dover sottostare ai dettami finanziari e commerciali di Washington; è noto infatti che mentre il mercato unico è il risultato di una omogeneità di regolamentazione senza precedenti, quello statunitense è frutto di anni di « deregulation » e pertanto gli operatori delle due sponde dell'Atlantico dovrebbero operare in un quadro caratterizzato dalla compresenza di assetti legislativi molto differenti. Relativamente al comparto agricolo, per il quale i fautori dell'accordo vantano benefici a doppio senso in considerazione delle enormi barriere tariffarie esistenti, le preoccupazioni maggiori riguardano le importazioni di OGM e il rischio di chiusura di molte piccole aziende a causa della frammentazione della proprietà agraria che caratterizza il nostro continente; le tensioni tra la comunità internazionale, che ha già annunciato di non voler riconoscere il voto referendario in Crimea, e la Russia, sul mancato rispetto del diritto internazionale, stanno evidenziando un solco sempre più profondo tra le rispettive posizioni, anche a fronte di annunciate e pesanti sanzioni; tuttavia, per mantenere aperto il canale del dialogo con la Russia, l'unica soluzione alla questione ucraina rimane quella politico-diplomatica; non è, infatti, ipotizzabile che si possa andare verso un conflitto in Europa a maggior ragione perché un intervento esterno rischierebbe di far precipitare l'Ucraina in una guerra civile dagli esiti drammatici; l'Ucraina è un Paese che sta rischiando di disintegrarsi e, come se non bastasse, è in bancarotta. Il Fondo monetario internazionale è pronto a elargire prestiti che saranno condizionati, come è la regola, da precise scelte politiche che il governo di Kiev dovrà operare. Scelte non meno «invasive» di quelle che avrebbe dovuto fare accettando di essere finanziata dalla Russia; l'Unione europea, apparsa come sempre incerta e divisa, alterna la retorica della pacificazione alla probabilmente inefficace, benché unanime, minaccia di sanzioni che ormai non avrebbero alcun effetto sugli equilibri geopolitici del Paese; in tale contesto potenzialmente disgregativo, forte è la preoccupazione per le minoranze etniche presenti in Crimea, in primis quella più antica e numerosa, i Tatari di religione musulmano-sunnita; la strategia di allargamento della NATO a est è stata poco lungimirante, in quanto ha finito per ricreare un clima e una competizione da guerra fredda che i popoli europei auspicavano fosse definitivamente sepolta nel passato; l'Unione europea ha sempre cercato di concludere da anni Accordi di partenariato economico (EPA) ma i rappresentanti dei governi africani hanno sempre opposto resistenza in quanto fortemente critici sull'approccio liberista di tali accordi, potenzialmente fatali per le loro fragili economie; in sede europea è stata sottolineata l'importanza che riveste per entrambi i continenti l'integrazione regionale, che l'Unione europea cerca di favorire, tramite gli aiuti e l'approfondimento del partenariato economico tra i due partner con il prossimo summit Unione europea-Africa del 2 e 3 aprile 2014 a Bruxelles; i Paesi dell'Africa subsahariana attraversano una fase di straordinaria espansione economica. Nonostante i progressi economici e sociali in corso, tuttavia, l'Africa resta un continente a statualità debole e con diversi bacini di instabilità; con riferimento poi alla consistenza della nostra rete diplomatico-consolare in questa parte del mondo, comparandola ad altri grandi Paesi occidentali o alle economie emergenti, a sud del Sahara, si denota che l'Italia ha una rappresentanza diplomatica (sedi di ambasciate) limitata, che tende a privilegiare i Paesi maggiori, dai quali la competenza è spesso estesa a più Stati; le politiche dell'Unione europea nel Mediterraneo appaiono ancora carenti: quelle del passato sono clamorosamente fallite senza che a esse se ne siano succedute di nuove e quindi andrebbero ripensate strategia, politiche e strumenti. La centralità degli sforzi europei dovrebbe concentrarsi sulle questioni di sicurezza in quel continente e non solo sulla cooperazione economica allo sviluppo, a cominciare dalla pacificazione nel Corno d'Africa dove l'azione europea è ancora insufficiente; inoltre, è fonte di seria preoccupazione la constatazione che l'Uganda è uno degli Stati africani che punisce più duramente l'omosessualità ma, in realtà, è anche in altri Paesi africani che si assiste all'adozione di una serie di norme discriminatorie nei confronti delle persone omosessuali, anzi Lgbt; gli Stati membri dell'Unione europea si caratterizzano per condizioni economiche e sociali completamente eterogenee fra loro, motivo per il quale sarebbe preferibile predisporre misure volte a correggere le relative distorsioni sociali ed economiche; l'assenza di una politica economica europea unitaria e di un sistema unico di indebitamento acuisce le suddette distorsioni sociali ed economiche; al fine di rilanciare l'economia e di migliorare le condizioni sociali ed economiche dei cittadini sarebbe preferibile escludere dal limite del 3 per cento nel rapporto deficit/pil gli investimenti in settori chiave come la prevenzione dai rischi sismici ed idrogeologici, la ricerca e l'informatizzazione della pubblica amministrazione; non sono state ancora predisposte politiche europee unitarie efficienti in materia di contrasto all'evasione ed elusione fiscale; la decisione n.884/2004/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004 (allegato II), così come confermata dalla decisione n.661/2010/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 7 luglio 2010 (allegato III), ha incluso la linea ferroviaria Torino-Lione e la linea Torino-Trieste all'interno del progetto prioritario n.6 (PP6) inerente gli assi transeuropei TEN-T core network . A differenza di quanto previsto per il sopra menzionato progetto prioritario n.6 Lione-Trieste-Divaèa/Koper-Divaèa-Lubiana-Budapest-frontiera ucraina non è stata espressamente prevista l'alta velocità; nelle tratte interessate risultano attualmente già in funzione delle linee ferroviarie perfettamente in grado di assorbire il traffico passeggeri e quello merci che necessiterebbe soltanto di alcuni interventi di ammodernamento; l'assunto del PP6 si regge su previsioni di traffico a lunghissimo termine e già ampiamente disattese in tutti gli Stati coinvolti nel progetto, tanto che la maggior parte di questi ultimi ha già rinunciato alla realizzazione delle tratte di propria competenza; inoltre osservando i progetti presentati dai vari Stati si comprende come questi ultimi abbiano completamente disatteso le specifiche tecniche di interoperabilità dettate dall'Unione europea; la direzione generale mobilità e trasporti della Commissione europea ha più volte sottolineato come oltre il 60 per cento della popolazione europea viva in città con popolazione superiore a 10.000 abitanti. Il trasporto urbano determina il 40 per cento delle emissioni CO 2 e il 70 per cento delle emissioni di polveri sottili. In area urbana si registra la percentuale più alta di incidenti stradali; il Libro Bianco sui trasporti ha fissato al 2020 il raggiungimento dell'obiettivo del dimezzamento dei morti per incidenti stradali. Nonostante la centralità che la mobilità urbana riveste nel panorama delle politiche dell'Unione, oggi, la voce più consistente dei finanziamenti europei per le infrastrutture di trasporto e gli interventi nel settore (fondi strutturali) viene impiegata per le grandi reti, impegna il Governo: a farsi promotore in sede di Consiglio europeo di obiettivi vincolanti per gli Stati membri molto più ambiziosi per far fronte ai cambiamenti climatici: riduzione entro il 2030 delle emissioni di gas serra di almeno il 55 per cento rispetto al 1990; portare al 45 per cento la percentuale di energia prodotta da fonti rinnovabili e ridurre almeno del 40 per cento il consumo di energia rispetto al 2005; a farsi promotore in sede di Consiglio europeo per l'attivazione di tavoli di lavoro partecipati da rappresentanti dei cittadini dei Paesi europei col fine di creare una nuova Europa, l'Europa dei popoli, dei beni comuni, dei diritti e della democrazia; a rendere pubblici i tavoli discussione del TTIP e prevedere la giusta pubblicità dei contenuti di tale trattato; ad assumere iniziative per rinegoziare il TTIP per favorire il rispetto e il mantenimento dei diritti sociali, dei diritti del lavoro, della preservazione dei beni comuni quali acqua e terra/cibo e della democrazia, garantire l'accesso ai servizi essenziali; e infine ad assumere iniziative per rinegoziare il TTIP col fine di depotenziare completamente l'egemonia del trattato sulle leggi degli Stati sovrani e in particolare sulle leggi dello Stato italiano, valutando la possibilità di contrasto anche giurisdizionale in quanto Stato membro dell'Unione europea; ad intervenire nelle opportune sedi comunitarie affinché il partenariato economico USA-Unione europea, che unitamente agli obiettivi di rilancio dell'economia ha anche evidenti finalità politiche, si articoli su assetti legislativi quanto più omogenei, preveda forti tutele per l'agricoltura comunitaria ed adeguati meccanismi di salvaguardia degli interessi economici di quei Paesi europei come l'Italia che sono fra i detentori della leadership mondiale delle produzioni agroalimentari di qualità e le cui realtà produttive di piccole dimensioni non consentono di competere con i grandi farmers americani; a rinegoziare con urgenza in tutte le sedi opportune ogni trattato relativo al cosiddetto libero mercato, includendo il TTIP sulla base dei diritti dei popoli, della tutela dei beni comuni e dei servizi di interesse generale; altresì da ridiscutere l'incentivazione incontrollata del commercio internazionale, andando invece verso la direzione dell'incentivazione del commercio locale e nazionale; ad adoperarsi affinché, di concerto con i partner internazionali, venga inviata in Ucraina una missione di osservatori dell'Unione europea dell'Osce con il fine di monitorare la situazione e predisporre le condizioni per una soluzione politica e negoziata della crisi, in considerazione anche della tutela di tutte le minoranze e rispettosa della sovranità nazionale degli Stati; a tal fine, a proporre al Consiglio europeo a favorire un'iniziativa in sede ONU per la nomina di un rappresentante speciale da inviare in Ucraina a tutela della sua neutralità territoriale; a svolgere un ruolo determinante nell'indirizzare i processi di sviluppo e di governance a livello globale, proponendosi come partner dei Paesi africani nell'identificazione e implementazione di strategie di sviluppo sostenibili da un punto di vista economico, politico, sociale e ambientale; ad ampliare, nel novero della riforma della rete diplomatico-consolare, la presenza diplomatica nei Paesi Africani ove l'Italia è assente; a farsi promotore, per ritrovare e rilanciare il proprio ruolo nella cooperazione allo sviluppo in terra africana, di uno sviluppo sostenibile che abbracci, accanto alla dimensione economica, anche quella sociale, ambientale e culturale; a sostenere il rilancio dell'economia nazionale «agganciandola» maggiormente all'espansione economica africana in corso; a rafforzare le relazioni economiche tra Italia e Africa concentrandosi in particolare su quei Paesi ritenuti prioritari per l'avvio di una «diplomazia della crescita» in Africa subsahariana (Angola, Etiopia, Ghana, Kenya, Mozambico, Nigeria, Senegal e Sudafrica; ad adoperarsi, in ambito europeo, affinché venga affrontato e inserito nell'agenda del prossimo vertice Africa-Unione europea il tema dei diritti delle persone LGBT, violati in tanti Paesi africani, anche alla luce delle «Linee guida a favore dei diritti per le persone LGBT» adottate in materia il 24 giugno 2013; a promuovere politiche fiscali comuni con l'obiettivo primario di correggere le distorsioni sociali, economiche e finanziarie dovute all'eterogeneità del contesto economico dei Paesi membri, ridistribuire la ricchezza concentratasi a causa della deregolamentazione del settore finanziario, incentivando anche il ritorno degli investimenti di capitale sulle attività produttive dell'economia reale; a predisporre una modifica della regolamentazione del settore bancario e finanziario al fine di potenziare gli investimenti nelle attività produttive dell'economia reale; ad assumere iniziative per istituire un sistema alternativo al fiscal-compact per la riduzione del debito pubblico cominciando dalla riduzione dei tassi d'interesse attraverso l'istituzione di un sistema unico di indebitamento come gli eurobond; ad assumere iniziative per prevedere lo scomputo dal calcolo della soglia del 3 per cento deficit/pil delle spese effettuate per investimenti in infrastrutture, in prevenzione del rischio sismico ed idrogeologico, messa in sicurezza degli edifici pubblici, investimenti nella ricerca, informatizzazione della pubblica amministrazione; ad assumere iniziative per rendere operativa in tempi celeri la messa in opera della Tobin Tax in tutti i Paesi europei per far sì che il mercato italiano non sia penalizzato nell'aver istituito la suddetta tassa in maniera esclusiva ed armonizzare la tassazione sulle rendite finanziarie nei Paesi membri; a promuovere l'istituzione di un sistema informatico comunitario volto a compensare debiti e crediti tra imprese direttamente o indirettamente collegate da rapporti commerciali con lo scopo di agevolare lo sblocco della bilancia dei pagamenti; ad assumere iniziative per disciplinare le modalità di finanziamento e funzionamento del fondo europeo d'adeguamento alla globalizzazione (FEG) prevedendo una maggiore contribuzione da parte dei Paesi comunitari dove vige un regime fiscale e/o un costo del lavoro al di sotto della media europea con il fine di contrastare il fenomeno della delocalizzazione; ad assumere iniziative per realizzare un'armonizzazione dei F.I.A. (Fondi di investimento alternativi) autorizzati ad operare all'interno dell'Unione, essendo ad oggi autorizzato solo il comparto dei GE.F.I.A.; ad assumere iniziative per introdurre normative volte a migliorare gli attuali meccanismi di emissione dei rating e a responsabilizzare le società stesse, anche prendendo in considerazione la possibilità di incentivare la creazione di una società di rating interna all'Unione europea; ad assumere iniziative per introdurre una normativa atta ad impedire l'elusione fiscale attualmente condotta grazie alla complicità dei Paesi iscritti nella black, grey e white list ; a promuovere la creazione di nuovi strumenti di tracciabilità della certificazione C.E. che consentano di verificare l'effettiva esistenza della certificazione stessa attraverso l'utilizzo della information technology ; a promuovere la revisione dei dazi doganali in ingresso all'Unione europea nei confronti di prodotti fabbricati in Paesi in cui non vigono leggi sulla sicurezza sul lavoro, tutela dell'ambiente, tutela dei minori, tutela dei lavoratori paragonabili a quelle della CE, anche nei confronti di prodotti fabbricati per conto di società europee o loro controllate; a consolidare e promuovere l'attività di cooperazione al network Eurofisc per lo scambio di informazioni in materia di evasione fiscale e frode fiscale; a favorire il processo di automazione e telematizzazione di tutte le operazioni contabili in materia di determinazione dell'imposta del valore aggiunto: emissione, ricezione e registrazione delle fatture, liquidazione e versamento del tributo, redazione ed invio dei dichiarativi fiscali, attraverso la predisposizione di software gratuiti che agevolino i contribuenti nella esecuzione dei menzionati adempimenti e nella comunicazione delle informazioni all'amministrazione finanziaria in una ottica di normalizzazione, riduzione dei costi della compliance e di progressiva sostituzione delle attuali, obsolete modalità cartacee di tenuta di queste operazioni; a porre in essere ogni iniziativa presso le competenti sedi dell'Unione europea affinché vengano adeguatamente gestiti i fondi europei erogati agli Stati membri per la realizzazione delle reti TEN-T assicurando l'interoperabilità delle linee ferroviarie ed agendo prioritariamente, ove presenti, sull'ammodernamento delle preesistenti linee piuttosto che realizzarne di nuove; a porre in essere ogni iniziativa affinché almeno il 70 per cento dei fondi europei venga destinato al settore del trasporto in opere ed interventi da realizzarsi in ambito urbano, in particolare, facendo si che fra le opere finanziate siano compresi interventi atti a ridurre i fenomeni di incidentalità stradale, oltre alle misure per il rinnovo del parco circolante, in primis quello destinato ai servizi di trasporto pubblico. (6-00060) « Carinelli , Colonnese , Barbanti , Ruocco , Villarosa , Gallinella , Nesci , Pisano , Cancelleri , Pesco , Vignaroli ».
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BARBANTI SEBASTIANO (MOVIMENTO 5 STELLE) 
CANCELLERI AZZURRA PIA MARIA (MOVIMENTO 5 STELLE) 
COLONNESE VEGA (MOVIMENTO 5 STELLE) 
GALLINELLA FILIPPO (MOVIMENTO 5 STELLE) 
NESCI DALILA (MOVIMENTO 5 STELLE) 
PESCO DANIELE (MOVIMENTO 5 STELLE) 
PISANO GIROLAMO (MOVIMENTO 5 STELLE) 
RUOCCO CARLA (MOVIMENTO 5 STELLE) 
VIGNAROLI STEFANO (MOVIMENTO 5 STELLE) 
VILLAROSA ALESSIO MATTIA (MOVIMENTO 5 STELLE) 
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