INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/06433 presentata da BRAGA CHIARA (PARTITO DEMOCRATICO) in data 20120315
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Atto Camera Interrogazione a risposta in Commissione 5-06433 presentata da CHIARA BRAGA giovedi' 15 marzo 2012, seduta n.605 BRAGA, MARANTELLI, FLUVI e NARDUCCI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che: i lavoratori frontalieri forniscono un grande contributo allo sviluppo dell'economie cantonali e a quelle dei comuni italiani compresi nella «storica» fascia di demarcazione di 20 chilometri dalla linea di confine. Infatti, degli oltre 54 mila cittadini italiani occupati con il permesso di frontaliere nei cantoni di frontiera Ticino, Vallese e Grigioni, piu' di 48 mila sono impiegati nel cantone Ticino. La maggior parte di essi proviene dalle province di Como, circa 18 mila, e Varese, circa 26 mila; la presenza di un numero cosi' importante di frontalieri impiegati in Svizzera ha indotto l'Italia e la Confederazione a negoziare numerosi accordi bilaterali per regolare varie questioni afferenti alla previdenza sociale, all'imposizione fiscale, all'indennita' di disoccupazione, alle infrastrutture viarie e altro. Di tali convenzioni si richiama in particolare l'accordo del 3 ottobre 1974 relativo all'imposizione dei lavoratori frontalieri e alla compensazione finanziaria a favore dei comuni italiani di confine, successivamente recepito nella convenzione italo-svizzera del 9 marzo 1976, entrata in vigore il 27 marzo 1979; in conformita' a tale convenzione, al fine di garantire una copertura economico-finanziaria a fronte del mancato introito di tasse e imposte sul reddito dei lavoratori che, seppur lavorando all'estero, usufruiscono comunque di servizi, di strutture e infrastrutture pubbliche dei comuni italiani di residenza, la Svizzera provvede al trasferimento di una quota parte, attualmente pari al 38,8 per cento delle imposte fiscali riscosse alla fonte sui redditi dei frontalieri, allo Stato italiano, il quale successivamente procede a ritrasferire tali somme ricevute ai comuni della zona di confine, alle comunita' montane e alle province; la dimensione dei trasferimenti e' rilevante: mentre la quota pro-capite per ogni lavoratore frontaliero, determinata dal Ministero dell'economia e delle finanze e' attualmente pari a 817,6844 euro, il valore complessivo del ristorno annuo a favore dei territori confinanti italiani e' di oltre 36 milioni di euro. Si tratta dunque di una somma ingente e importante che costituisce una risorsa fondamentale per i 160 comuni della provincia di Como, i 120 della provincia di Varese e i 55 della provincia di Verbania, che ricevono i ristorni direttamente o indirettamente; i fondi derivanti dai ristorni dei frontalieri rappresentano una consistente ed indispensabile fonte di finanziamento per far fronte alla gravosa crisi che attanaglia gli enti locali e vanno altresi' a compensare i maggiori disagi sopportati dai comuni a ridosso del confine italo-svizzero; i destinatari finali di tali somme, comuni di confine, province e comunita' montane utilizzano tali fondi derivanti dai ristorni per erogare servizi, e realizzare investimenti in infrastrutture ed opere pubbliche a beneficio dell'intera collettivita' e gia' oggi subiscono il disagio dovuto al ritardo con cui lo Stato centrale provvede al trasferimento delle somme dovute agli enti locali beneficiari; il 30 giugno 2011 il Consiglio di Stato ticinese, in palese violazione degli accordi stipulati tra il nostro Paese e la Confederazione elvetica, ha deciso di dimezzare del 50 per cento l'importo dei ristorni destinati ai comuni di frontiera, congelando la cifra di 23 milioni di euro, depositati da allora in un conto vincolato della Banca di Stato ticinese, che quindi vengono di fatto usati come strumento di pressione nei confronti dell'Italia per indurre il nostro Governo ad aprire un tavolo di trattativa ampia al fine di rinegoziare le regole della doppia imposizione, facendo presagire in particolare una revisione al ribasso della quota di ristorno attualmente riconosciuta in base all'accordo del 1974; al Parlamento nazionale svizzero dal marzo 2011 e' altresi' pendente una mozione volta a chiedere la sospensione dei ristorni all'Italia fino alla conclusione di una nuova convenzione di doppia imposizione e lo stralcio dello Stato svizzero dalla black list italiane; e' di questi giorni la notizia che il Consiglio nazionale ha approvato la proposta avanzata dal Canton Ticino di ridurre la quota dei ristorni delle imposte prelevate sugli stipendi dei circa 54 mila lavoratori frontalieri italiani in Svizzera, dal 38,8 per cento al 12,5 per cento, una riduzione di oltre un terzo. Tale proposta dovra' ritornare al Consiglio degli Stati che in settembre aveva deciso di non dare seguito a questo testo, preferendogli una mozione volta a chiedere all'Italia di rimediare all'assenza di reciprocita' nella tassazione degli Svizzeri che lavorano nella fascia di frontiera, di «valutare i recenti cambiamenti della realta' socioeconomica delle regioni di frontiera direttamente interessate dall'Accordo del 1974 e ridefinire la natura del versamento compensativo adattandolo alle circostanze attuali», nell'ambito delle trattative su un nuovo accordo di doppia imposizione con l'Italia; una tale riduzione dei ristorni, se confermata, produrrebbe conseguenze gravi e pesanti per le risorse dei comuni di frontiera, gia' alle prese con i consistenti tagli e fortemente in difficolta' nel garantire servizi e investimenti adeguati a cittadini ed imprese, anche per gli effetti delle regole di finanza pubblica -: quali iniziative il Governo intenda adottare per tutelare e garantire il pieno riconoscimento dei ristorni ai comuni di confine, sia in riferimento al congelamento del 50 per cento dei ristorni del 2010, che all'eventuale decisione unilaterale, intrapresa dalla Confederazione elvetica in palese violazione degli accordi del 1974, di ridurre al 12,5 per cento la quota dei ristorni da trasferire allo Stato italiano; quali siano le ragioni che impediscono la necessaria ripresa di un dialogo tra l'Italia e la Confederazione elvetica al fine di tutelare gli interessi dei lavoratori frontalieri e in particolare per garantire la piena applicazione della convenzione del 9 marzo 1976 stipulata con la Confederazione elvetica in merito ai ristorni delle trattenute fiscali ai comuni italiani compresi nella linea di demarcazione di 20 chilometri dal confine italo-svizzero; se il Governo abbia gia' dato corso all'impegno di convocare un tavolo di confronto con il Governo elvetico e quali risultati abbia fin qui prodotto; se il Governo non ritenga comunque di garantire, con l'anticipazione di risorse proprie, il pieno riconoscimento dei ristorni ai comuni di confine, affinche' le questioni delicate aperte, a partire da quelle relative agli aspetti fiscali, possano essere risolte senza soggiacere a forme di pressione non rispettose degli accordi bilaterali in essere e senza far ricadere le conseguenze negative sui comuni di confine e i lavoratori frontalieri.(5-06433)
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INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/06433 presentata da BRAGA CHIARA (PARTITO DEMOCRATICO) in data 20120315
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20120315-20120411
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/06433 presentata da BRAGA CHIARA (PARTITO DEMOCRATICO) in data 20120315
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE
FLUVI ALBERTO (PARTITO DEMOCRATICO)
MARANTELLI DANIELE (PARTITO DEMOCRATICO)
NARDUCCI FRANCO (PARTITO DEMOCRATICO)
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5/06433
BRAGA CHIARA (PARTITO DEMOCRATICO)
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SOTTOSEGRETARIO DI STATO ECONOMIA E FINANZE
20120411