INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/11916 presentata da MATACENA AMEDEO GENNARO RANIERO (FORZA ITALIA) in data 19970722

http://dati.camera.it/ocd/aic.rdf/aic4_11916_13 an entity of type: aic

Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri di grazia e giustizia, delle finanze e della difesa. - Per sapere - premesso che: con interrogazione a risposta scritta n. 4-02701 in data 31 luglio 1996, diretta al Presidente del Consiglio dei ministri ed ai Ministri di grazia e giustizia, delle finanze e della difesa, lo scrivente denunziava una serie di gravi irregolarita' commesse presso la procura della Repubblica di Belluno e la compagnia Carabinieri di Velletri (Roma); per quanto riguarda la procura della Repubblica di Belluno, tali irregolarita' concernevano: l'indagine condotta dal pubblico ministero Fabio Saracini in ordine all'acquisto della nuova sede dell'Ute di Belluno, conclusasi con un veloce provvedimento di archiviazione e senza l'invio di alcuna informazione di garanzia all'intendente di finanza di Belluno ed agli altri funzionari e tecnici che si erano occupati della pratica; l'indagine condotta dallo stesso pubblico ministero in merito agli autori di un dossier, diramato con la sigla Lega Nord-Liga Veneta di Belluno, che poneva in stretta correlazione le vicende delle nuove sedi dell'Ute di Belluno e del tribunale di Velletri, entrambe realizzate e vendute allo Stato dalla srl "Agredil" di Roma, affermando l'esistenza di una lobby affaristica originaria del Lazio ed estesasi in Veneto; la totale assenza di indagini nei confronti della Lega Nord-Liga Veneta per individuare gli autori e diffusori del dossier, sul presupposto che questo fosse un falso; la circostanza che all'intendenza di finanza di Belluno, quale diretta collaboratrice del direttore dell'ufficio oggetto di indagine, sia in servizio fin dal 1985 tale Marilena Zancristoforo, prima convivente e poi moglie del pubblico ministero Saracini; la circostanza che la signora Zancristoforo risulta intrattenere un'articolata serie di rapporti con alcune importanti imprese di costruzione e di compravendita di immobili e che, per gli stretti rapporti con l'intendente di finanza, non puo' non essersi occupata o, comunque, non aver avuto contezza della pratica relativa all'acquisto della nuova sede dell'Ute; per quanto riguarda la compagnia Carabinieri di Velletri, le irregolarita' denunciate concernevano: le indagini unidirezionali svolte, su delega del pubblico ministero Saracini, al solo scopo di dimostrare che il dossier fosse un falso ideato ed attuato da persone di Velletri, cosi' da giustificare l'assenza di indagini in seno all'intendenza di finanza di Belluno ed in ambienti leghisti della Lega Nord-Liga Veneta; la circostanza che, a tal fine, quali persone informate sui fatti, siano stati convocati in caserma e indotti a rilasciare dichiarazioni compiacenti alcuni noti pregiudicati (fra cui un biscazziere ed un rinviato a giudizio per reati contro l'amministrazione della giustizia) ed altri elementi con centinaia di milioni di protesti bancari a carico o condannati a piu' riprese per emissione di assegni a vuoto; le sorprendenti dichiarazioni rilasciate alla stampa, nello stesso periodo, dal capitano Marco Gervasi, allora comandante della compagnia Carabinieri di Velletri, dopo che i Ros dell'Arma, su ordine di custodia cautelare richiesta dalla direzione Distrettuale Antimafia di Firenze nell'ambito dell'inchiesta sull'autoparco di Milano, avevano arrestato in Velletri due noti pregiudicati con l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso e traffico di droga e di armi; il fatto che il capitano Gervasi, in particolare, aveva dichiarato che i due arrestati, poi peraltro condannati dal tribunale di Firenze a tredici anni di reclusione per i reati ascritti, "ricoprivano molto probabilmente un ruolo marginale nello spaccio di stupefacenti"; da quanto l'interrogante ha appreso nell'ambito dei suoi rapporti istituzionali con organi e amministrazioni dello Stato, in sede di istruttoria della citata interrogazione parlamentare, il Ministero della difesa ha comunicato in data 14 ottobre 1996 al ministero di grazia e giustizia, delegato alla risposta, che "nell'occasione il capitano Gervasi non ha fornito alcuna notizia agli organi di stampa"; tale affermazione e' destituita di fondamento, in quanto le dichiarazioni del capitano Marco Gervasi sono state pubblicate il 23 gennaio 1993 con ampio risalto sul settimanale di Velletri La Torre, con richiamo in prima pagina e con prosecuzione dell'articolo a pagina 3; l'articolo, firmato "Isabella Pitone" ed accompagnato dalla fotografia del capitano Gervasi seduto alla scrivania del proprio ufficio, recita testualmente a corredo delle affermazioni dell'ufficiale: "Lo ha dichiarato il comandante della compagnia dei carabinieri, capitano Marco Gervasi, all'indomani dell'arresto dei due pregiudicati veliterni", tali Franco Assogna e Marco Borro; lo stesso articolo, in realta', secondo l'interrogante sarebbe una "velina" fornita al giornale dalla compagnia carabinieri di Velletri d'intesa con settori deviati della locale procura della Repubblica, di cui i due arrestati, tali Franco Assogna e Marco Borro, sarebbero stati da vari anni confidenti ed improbabili "collaboratori di giustizia"; come peraltro si evince dall'elenco telefonico di Roma, tale Adriana Assogna e famiglia, che risultano parenti del Franco Assogna, occupano un appartamento sito in Roma, annesso alla caserma dei carabinieri di Porta Portese, il cui indirizzo e' noto all'interrogante; la detta circostanza, unita al tenore delle dichiarazioni rese a suo tempo alla stampa dal capitano Gervasi in cosi' palese contrasto con l'operato della Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze e dei suoi colleghi del Ros renderebbe indispensabile, a parere dell'interrogante, accertare se il Franco Assogna e familiari di esso abbiano goduto o godano tuttora di una sorta di "programma di protezione" predisposto da magistrati della procura della Repubblica di Velletri e dalla locale compagnia carabinieri e, in caso affermativo, per quali presunte benemerenze nel campo della collaborazione con gli inquirenti l'Assogna abbia potuto usufruire di benefici; peraltro, numerosi articoli di stampa comparsi su periodici locali e provinciali (La Torre di Velletri; Cronache della provincia; Cronache della regione; Il Metropolitano) hanno mosso circostanziate e polemiche critiche al modo in cui fonti confidenziali, "collaboranti" e presunti "pentiti", in sintonia con alcuni magistrati della locale procura della Repubblica, sarebbero stati prescelti ed utilizzati dalla compagnia carabinieri di Velletri negli anni 1990-1993, nei quali il capitano Gervasi ha avuto la responsabilita' di quel reparto ed il maresciallo Riziero Martella ha assunto il comando del dipendente nucleo operativo radiomobile; in particolare, durante il 1992, un esposto di ben trentadue abitanti di un quartiere cittadino, diretto al sindaco di Velletri, alle autorita' di pubblica sicurezza ed all'autorita' giudiziaria, denunciava il "clima di invivibilita' a scapito delle liberta' fondamentali e del rispetto di un intero quartiere" provocato dalle "continue vessazioni" e da "ingiustificate aggressioni verbali, minacce, violazioni di domicilio", perpetrate a ripetizione in totale impunita' da un personaggio noto come "collaborante" e fonte confidenziale; nello stesso periodo, sempre in un clima di lassismo ed impunita', come riportato da vari organi di stampa locale e provinciale del periodo (La Torre, Cronache della Provincia, Cronache della Regione), si annoverano varie aggressioni compiute nella pubblica piazza da altri "collaboranti" ai danni di agenti di pubblica sicurezza, vigili urbani ed un agente della polizia penitenziaria (di quest'ultima aggressione hanno dato notizia finanche alcuni organi di stampa nazionale quali il Corriere della Sera e Il Messaggero); l'uso di fonti confidenziali, "collaboranti" e presunti "pentiti" in occasione dell'indagine svolta dalla compagnia carabinieri di Velletri sul dossier della Lega Nord-Liga Veneta di Belluno e' stato oggetto di documentati esposti e denunce alle competenti autorita' giudiziarie laziali e venete, nei quali si chiede l'accertamento delle penali responsabilita' del capitano Gervasi e del maresciallo Martella; quanto richiamato nei citati esposti e denunce e' confermato da una copiosa documentazione acquisita agli atti dell'indagine; la procura della Repubblica di Belluno, cio' nonostante, non ha svolto alcuna indagine in direzione dei gruppi leghisti operanti in Belluno ed in Velletri; nel libro Un mistero di Stato di Laura Rosati e Gianluca Ciccinelli (Datanews 1994), dedicato alla misteriosa scomparsa da Velletri, nel 1990, del tecnico di "Guerre Elettroniche" Davide Cervia, della quale si occupano da allora incessantemente i maggiori mass-media nazionali, alcuni magistrati della procura della Repubblica di Velletri ed alcuni ufficiali e sottufficiali della locale compagnia carabinieri (fra i quali il capitano Gervasi), tutti nominativamente individuati, sono accusati di avere effettuato un deliberato "depistaggio" per accreditare che si sia trattato di un allontanamento volontario, anziche' del rapimento ad opera di un paese arabo, anche avvalendosi delle dichiarazioni di "collaboranti" -: quali risposte si intenda fornire ai quesiti formulati nella interrogazione a risposta scritta n. 4-02701 del 31 luglio 1996, a cominciare dalla richiesta di ispezione presso la compagnia carabinieri di Velletri in ordine ai fatti sopra esposti; se il pregiudicato Franco Assogna e familiari di esso abbiano goduto di una sorta di "programma di protezione" e, in caso affermativo, per quali presunte benemerenze nel campo della collaborazione con la magistratura e gli inquirenti di Velletri, l'Assogna abbia potuto usufruire di benefici; se tra le fonti confidenziali della compagnia dei carabinieri di Velletri risulti esservi da vari anni anche il candidato della "Lega Italia Federale" alle elezioni provinciali e regionali della zona del 1995, il quale risulta piu' volte condannato per emissione di assegni a vuoto; se non si ritenga, comunque, di disporre il trasferimento del maresciallo Riziero Martella e, in ogni caso, la sottoposizione a procedimento disciplinare dello stesso sottufficiale e del capitano Marco Gervasi; di quali protezioni e coperture abbia goduto il capitano Gervasi presso il ministero della difesa in relazione alla inesatta risposta da questo fornita al ministero di grazia e giustizia; se non si ritenga di disporre un'ispezione presso la procura della Repubblica di Belluno e presso la procura della Repubblica di Velletri in ordine ai fatti sopra esposti, in relazione ad eventuali profili di responsabilita' disciplinare del pubblico ministero Fabio Saracini e di coloro - a cominciare dai suoi diretti superiori - che gli hanno fornito "protezioni"; se a conclusione dell'ispezione, non si ritenga di rendere noti al Parlamento gli esiti della stessa con particolare riferimento all'identita' dei magistrati che siano corresponsabili degli episodi, evidenziati in premessa, di malagestione di fonti confidenziali, di "collaboranti" e di presunti "pentiti" da parte della compagnia dei carabinieri di Velletri durante il periodo di comando del capitano Marco Gervasi. (4-11916)
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