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                                  dc:description   "Risposta scritta Atto Camera Risposta scritta pubblicata lunedì 26 aprile 2004 nell'allegato B della seduta n. 456 all'Interrogazione 4-01919 presentata da RAISI Risposta. - L'interrogazione in esame, con il quale si chiede di conoscere quali iniziative si intendano intraprendere al fine di verificare se il termovalorizzatore di Granarolo dell'Emilia (Bologna) sia pericoloso per la salute dei cittadini, si ritiene utile rappresentare che l'inceneritore per rifiuti è un impianto che rientra nelle industrie insalubri di prima classe. In base al testo unico sulle leggi sanitarie (R.D. 1265/1934, artt. 16 e 217) le industrie insalubri di prima classe «debbono essere isolate nelle campagne e tenute lontane dalle abitazioni». Tuttavia, le stesse «possono essere permesse nell'abitato se è possibile provare che per l'introduzione di nuovi metodi o speciali cautele l'esercizio non reca nocumento alla salute». L'incenerimento costituisce il mezzo più rapido ed igienico del trattamento dei rifiuti, in quanto comporta una diminuzione dell'85 per cento in peso e del 90 per cento in volume del materiale di partenza e trova consensi da diverse parti, anche se le spese di impianto e di gestione sono alquanto onerose. La combustione avviene in diversi impianti ormai già in gran parte diffusi presso centri urbani che si diversificano tra loro per la modalità di gestione e del materiale da trattare. Al fine di controllare adeguatamente il funzionamento dell'impianto e di verificare gli effetti sullo stato dell'ambiente e sulla salute della popolazione, la provincia di Bologna, i comuni di Castenaso e Granarolo dell'Emilia e la Seabo Spa hanno stipulato un accordo volontario per la realizzazione di un monitoraggio dell'area circostante l'impianto avvalendosi dell'Arpa. L'attività svolta, secondo il programma concordato, ha interessato: 1) l'individuazione, mediante l'utilizzo di modelli di ricaduta (ISC), delle aree potenzialmente interessate alla ricaduta delle emissioni del termovalorizzatore; 2) il controllo sistematico delle emissioni al camino; 3) l'allestimento di 10 stazioni di campionamento delle varie matrici ambientali sulla base delle previsioni di ricaduta al suolo e della diffusione delle sostanze aeriformi ottenute mediante l'utilizzo del modello predittivo ISC e della necessità di verificare le situazioni relative ad insediamenti abitativi dei comuni predetti; 4) lo sviluppo di una attività di campionamento ed analisi per ogni singola stazione in merito alla qualità dei terreni, acque meteoriche, polveri come residuo secco (deposizione naturale) determinazione della concentrazione in aria di HC1, Nox, Sox, attraverso l'uso di campionatori passivi e valutazione del bioaccumulo di metalli pesanti tramite licheni; 5) realizzazione di una indagine relativa ad una ricerca di alcuni metalli pesanti presenti nel miele fresco prodotto dalle api in cinque stazioni appositamente realizzate; 6) sviluppo di una indagine epidemiologica relativa alle cause di morte ed ai ricoveri ospedalieri sugli abitanti dei comuni interessati alle ricadute del termovalorizzatore. La zona su cui è stata effettuata l'indagine comprende un ambito territoriale che si estende per un raggio di 5 Km dall'impianto e i risultati mostrano, per i siti ubicati a una distanza di circa 500/700 metri dall'impianto di termovalorizzazione e posti sottovento, secondo la direzione prevalente dei venti sull'asse Nord/Ovest, un incremento significativo di nichel, zinco, cromo, rame, alluminio e manganese. Di questi metalli, l'alluminio e il manganese sono elementi ubiquitari di prevalente origine litogena, infatti l'alluminio è un metallo a bassa tossicità e il manganese è uno dei metalli più abbondanti negli organismi viventi, esso è essenziale come coofattore nella sintesi degli acidi nucleici. La concentrazione di manganese nel suolo è fortemente Ph-dipendente e tale metallo è estremamente solubile e disponibile per l'assimilazione da parte degli organismi viventi nei suoli acidi. Lo zinco è anch'esso un elemento presente nella crosta terrestre in concentrazione media di 40 ppm e con un tasso di dispersione nell'ambiente piuttosto elevato arrivando fino a 35 Km di distanza dalla fonte di emissione. È relativamente poco tossico sia per le piante che per gli animali, a tal punto che alcuni vegetali ne accumulano senza danno anche quantità pari al 15 per cento del loro peso. Per quanto riguarda il nichel e il cromo, bisogna evidenziare che questi due metalli hanno come loro fonte di origine rispettivamente i gasoli da combustione e le attività produttive. Per il nichel è dubbia la sua tossicità negli animali e la concentrazione nelle piante in zone non contaminate varia da 0,20 a 3,00 ppm, mentre in zone contaminate si riscontrano valori superiori a 15 ppm. Per il cromo in tracce, invece, esso risulta essenziale anche alla nutrizione dell'uomo, ma in concentrazioni elevate risulta molto tossico. Il rame trova ampio utilizzo nella formulazione di fitofarmaci tradizionali o utilizzabili in agricoltura biologica, infatti i vari composti del rame vengono usati come pesticidi. Non si sono rilevati incrementi significativi sui livelli di piombo, la cui fonte principale è comunque la combustione degli additivi antidetonanti nella benzina. Invece, nei siti ubicati a una distanza superiore ai 2000 metri dall'impianto non si sono rilevati aumenti significativi. L'analisi comparata delle varie matrici, prese in esame da questo studio, quindi, non ha prodotto correlazioni certe tra le concentrazioni dei metalli pesanti nelle varie stazioni di monitoraggio e le emissioni del termovalorizzatore. Dal punto di vista dei limiti di emissione dell'impianto, stabiliti da norme e codificati nell'autorizzazione, e dei limiti di concentrazione degli inquinanti nelle matrici ambientali (suolo) previsti dalle norme, l'analisi svolta con i dati resi disponibili non ha evidenziato problematiche di superamenti. Lo sviluppo dell'indagine epidemiologica per i comuni di Castenasio e Granarolo dell'Emilia ha permesso di evidenziare per la mortalità in generale e per la mortalità per tumori in generale, valori di SMR (rapporto standardizzato di mortalità) che non evidenziano esorbitanza di decessi. Dall'analisi della causa di morte per tumori al polmone e bronchite cronica, l'indagine ha posto in evidenza come non vi siano risultati di rilievo. Si rappresenta, infine, che nella revisione ed aggiornamento del Piano infraregionale di smaltimento dei rifiuti urbani e speciali della provincia di Bologna è stata condotta una attenta valutazione che, tenendo conto di fattori ambientali ed economici, ha portato alla convinzione di tenere valida la scelta di confermare, migliorando nella qualità, la localizzazione dell'attuale impianto; infatti è stato previsto l'ammodernamento e la rifunzionalizzazione dell'impianto di termovalorizzazione di rifiuti solidi urbani ubicato nel comune di Granarolo dell'Emilia, in coerenza con quanto previsto dall'articolo 5 del decreto legislativo n. 22 del 1997. Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio: Altero Matteoli."
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        dc:creator              "RAISI ENZO (ALLEANZA NAZIONALE)" ;
        dc:date                 "20020128-20040426" ;
        dc:description          "Interrogazione a risposta scritta Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-01919 presentata da ENZO RAISI lunedì 28 gennaio 2002 nella seduta n. 087 RAISI. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che: in data 12 dicembre 2001 alcuni consiglieri comunali della città di Granarolo (Bologna), interpellavano il sindaco di Granarolo (Bologna) al fine di conoscere se sia il caso che l'impianto di incenerimento di Granarolo di via del Frullo (considerata la vicinanza con il centro abitato non è più all'altezza delle attuali avanzate politiche ambientali in campo europeo ed internazionale) venga delocalizzato al più presto; con la stessa interpellanza i consiglieri comunali, richiedevano certificazione e un adeguato riscontro tecnico se: 1)l'impianto porta all'inquinamento atmosferico al suolo per quanto attiene l'estensione dell'ombrello termico della città di Bologna e l'aumento della concentrazione di O 3 troposferico. 2)l'elettrodotto di servizio che è fonte di emissione elettromagnetiche che determinano situazioni potenzialmente a rischio nei confronti di complessi abitativi situati in adiacenza; 3)l'analisi delle emissioni dell'impianto di incenerimento; 4)nel territorio circostante all'impianto siano state individuate apposite parcelle di monitoraggio periodico dell'inquinamento al suolo; 5)sono stati realizzati i pozzi di monitoraggio per verificare eventuali inquinamenti delle falde connessi ad apporti derivati da emissioni dell'impianto di incenerimento; 6)è stato effettuato un monitoraggio delle popolazioni al fine di conoscere se sono presenti indici difformi di patologie; 7)si chiedono informazioni dettagliate su modalità di trattamento e sconfinamento dei residui di combustione dell'impianto di incenerimento; il sindaco di Granarolo (Bologna), rispondeva all'interpellanza ut supra sostenendo che «nell'elaborazione dell'Aggiornamento del Piano infraregionale Rifiuti è stata condotta un'attenta valutazione che, tenendo conto di fattori ambientali ed economici, ha portato alla convinzione di ritenere valida la scelta di confermare, migliorandone la qualità, la localizzazione dell'attuale impianto di termovalorizzazione»; nella stessa risposta del Sindaco all'interpellanza si dimostra inequivocabilmente che l'inceneritore di Granarolo è fonte di preoccupazione, posto che nella zona dell'inceneritore è stata appurata la presenza di diossina anche se l'ARPA ed il Comune di Granarolo non sono in grado di dire se l'impianto ha effetto o meno sull'aumento dei livelli di ozono al suolo; difatti, la stessa ARPA con propria comunicazione (protocollo n. 2111/2000) riguardante il monitoraggio chimico-biologico del Termovalorizzatore a Granarolo, evidenziava che, per quanto riguarda il monitoraggio dei terreni circostanti la centrali è emerso testualmente «i risultati ottenuti analizzando i campioni di terreno hanno evidenziato valori del fattore di tossicità nell'ordine di grandezza individuati in decreto»; nella stessa risposta del Sindaco di Granarolo dichiarava inoltre che «nei primi anni di gestione dell'impianto, fino all'entrata in vigore del decreto del Presidente della Repubblica 915/82, i residui di combustione (scorie e polveri non separate) venivano conferite ad AGES Strade di Castenaso (BO)», che farebbe supporre l'utilizzo di tali scorie per i sottofondi stradali; da una relazione dell'AUSL di Bologna Nord si ipotizza che «le sostanze emesse da un inceneritore, soprattutto cadmio, mercurio e piombo possono avere effetto carcinogenetico per l'uomo» e che da uno studio della stessa AUSL emerge che due comuni del medesimo contesto geografico: Granarolo e Castenaso, il primo ha un tasso di mortalità per tumori superiori al secondo -: se sia a conoscenza della situazione ambientale dell'inceneritore di Granarolo (Bologna), e quali iniziative intenda intraprendere al fine di verificare se lo stesso sia o meno pericoloso per la salute dei cittadini; se non sia opportuno inviare una commissione di tecnici del ministero al fine di campionare il terreno e svolgere ogni ricerca e/o monitoraggio sull'inceneritore. (4-01919)" ;
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