INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA IN ASSEMBLEA 3/01571 presentata da GIGLI GIAN LUIGI (PER L'ITALIA - CENTRO DEMOCRATICO) in data 23/06/2015

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Atto Camera Interrogazione a risposta immediata in Assemblea 3-01571 presentato da GIGLI Gian Luigi testo presentato Martedì 23 giugno 2015 modificato Mercoledì 24 giugno 2015, seduta n. 449 GIGLI . — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca . — Per sapere – premesso che: l'articolo 1 del decreto legislativo n.204 del 1998 prevede che, sulla base degli indirizzi dati dal Governo, dei piani e dei programmi di competenza delle amministrazioni dello Stato e tenendo conto delle iniziative, dei contributi e delle realtà di ricerca regionali, sia predisposto, approvato e annualmente aggiornato il programma nazionale per la ricerca, di durata triennale. Il programma nazionale per la ricerca, a norma dell'articolo 2 dello stesso decreto legislativo, deve essere approvato dal Cipe; l'ultimo programma nazionale per la ricerca 2011-2013 è stato approvato dal Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) con deliberazione n.2/2011 del 23 marzo 2011 ed è scaduto da quattro anni; nonostante vari annunci e presentazioni, da ultimo il quotidiano Il Sole 24 ore in un articolo del 4 giugno 2015 preannunciava l'imminente presentazione al Cipa del programma nazionale per la ricerca 2014-2020, a tutt'oggi non risulta formalmente approvato e non si hanno notizie sui tempi per l'esame da parte del Cipe del nuovo programma nazionale per la ricerca, la cui adozione, oltre ad essere obbligatoria per legge, è uno strumento fondamentale del Governo per indirizzare e coordinare la politica nazionale della ricerca, anche con riferimento alla dimensione europea e internazionale, facendo scelte talvolta dolorose per concentrare gli sforzi del sistema-Paese nella sfida globale; la mancanza di un programma ufficiale di riferimento e la circostanza che siano pubblicati e modificati in itinere documenti non definitivi e non coerenti per l'arco temporale prescritto dalla legge, mantengono un quadro di incertezza strategico e finanziario degli enti di ricerca e del sistema universitario. Nello specifico, l'articolo citato parla di 5,8 miliardi di euro entro il 2016, un impegno significativo in un periodo di crisi, e descrive un programma di sette anni quando la legge prevede un periodo di tre anni con aggiornamento annuale; la mancanza di un coordinamento a livello nazionale, con i ministeri che continuano ad utilizzare in maniera scoordinata le scarse risorse destinate alla missione ricerca e innovazione, si riflette sul mancato coordinamento delle politiche regionali che a questo programma dovrebbero riferirsi; il ritardo nell'adozione degli strumenti di programmazione si riflette, altresì, sull'allocazione delle risorse destinate al funzionamento degli enti di ricerca, tanto che non si hanno notizie sui piani annuali di attività degli enti e sulla loro approvazione da parte del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, che al programma nazionale dovrebbero far riferimento. Si segnala a riguardo che, a tutt'oggi, non è stato presentato il decreto per il riparto del fondo di finanziamento ordinario degli enti nazionali di ricerca per l'esercizio, oramai inoltrato, del 2015; dagli ultimi dati Eurostat emerge che, sebbene la spesa europea in ricerca e sviluppo sia aumentata negli ultimi dieci anni, l'Unione europea, con il 2,02 per cento rispetto al prodotto interno lordo, non raggiunge i livelli della Corea del Sud (4,04 per cento), del Giappone (3,38 per cento) e degli Stati Uniti (2,81 per cento). Quanto agli Stati membri, i Paesi del Nord Europa superano la media comunitaria in termini di investimenti: la Finlandia spende il 3,32 per cento del proprio prodotto interno lordo in ricerca, seguita da Svezia (3,21 per cento), Danimarca (3,05 per cento), Germania (2,94 per cento) e Austria (2,81 per cento), mentre dal lato opposto si collocano Bulgaria, Cipro, Croazia, Grecia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Romania e Slovacchia, che spendono meno dell'1 per cento in ricerca e sviluppo. L'Italia, invece, si situa tra i due poli, con l'1,25 per cento del prodotto interno lordo nazionale investito in ricerca e sviluppo –: quali siano i tempi stimati dal Ministro interrogato per la definizione e la presentazione al Cipe del nuovo programma nazionale per la ricerca. (3-01571)
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INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA IN ASSEMBLEA 3/01571 presentata da GIGLI GIAN LUIGI (PER L'ITALIA - CENTRO DEMOCRATICO) in data 23/06/2015 
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 
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