INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA IN ASSEMBLEA 3/01007 presentata da ALLASIA STEFANO (LEGA NORD E AUTONOMIE) in data 09/09/2014
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Atto Camera Interrogazione a risposta immediata in Assemblea 3-01007 presentato da ALLASIA Stefano testo presentato Martedì 9 settembre 2014 modificato Mercoledì 10 settembre 2014, seduta n. 287 ALLASIA , FEDRIGA , ATTAGUILE , BORGHESI , BOSSI , MATTEO BRAGANTINI , BUSIN , CAON , CAPARINI , GIANCARLO GIORGETTI , GRIMOLDI , GUIDESI , INVERNIZZI , MARCOLIN , MOLTENI , GIANLUCA PINI , PRATAVIERA , RONDINI e SIMONETTI . — Al Ministro dello sviluppo economico . — Per sapere – premesso che: gli ultimi mesi hanno visto l'acutizzarsi di un'annosa crisi interna ai confini ucraini, che inevitabilmente si è riflessa prima sui Paesi confinanti e, in seguito, su tutto lo scacchiere geopolitico mondiale; l'Italia ha aderito alle sanzioni della cosiddetta «fase tre» decretate dall'Unione europea contro la Federazione russa, esponendosi di conseguenza alle rappresaglie commerciali varate dalle autorità di Mosca; infatti, in risposta all'atteggiamento dell'Unione europea sulla questione ucraina, il Governo di Mosca ha deliberato delle risoluzioni che hanno portato allo stop delle importazioni, prima dei prodotti agroalimentari e poi del tessile, da quei Paesi ritenuti fiancheggiatori delle forze anti-russe e che hanno voluto o appoggiato le sanzioni alla Russia; l'Italia è il secondo partner commerciale della Russia in Europa (dopo la Germania) e il quarto a livello mondiale. Secondo dati Istat/Eurostat, nel 2013 le esportazioni italiane nella Federazione russa hanno raggiunto il loro massimo storico, con circa 10,4 miliardi di euro; le imprese italiane che operano in Russia hanno anche realizzato degli stabilimenti – circa 70 stabilimenti produttivi – tra cui si evidenziano anche l’ Eni , l’ Enel , Finmeccanica , Indesit , Candy , Merloni , Ferrero , Cremonini , Iveco , Pirelli , Marcegaglia e tanti altri ancora; importante anche la presenza delle banche italiane, ben otto, che sovente accompagnano le imprese nella loro avventura su questo mercato nella fase soprattutto di start-up ; il made in Italy nel mercato russo riguarda poi agroalimentare, moda, arredamenti, macchinari, tecnologia e tanti altri beni, per non parlare poi dell'importanza turistica del mercato russo per Milano, Venezia, Rimini e la Riviera. Le presenze russe in Italia erano raddoppiate dal 2009 a oggi e hanno contribuito nel solo 2013 ad una cifra di 1,3 miliardi di euro (secondo solo al contributo degli Usa e tre volte quello di Cina e Brasile); il 7 agosto 2014, e per la durata di un anno, il Governo russo ha decretato lo stop all'importazione dei prodotti agroalimentari (frutta, vegetali, carne, pesce, latte e prodotti caseari) provenienti da Usa, Unione europea, Canada, Australia e Norvegia e dal 1 o settembre 2014 è entrata in vigore anche la risoluzione, firmata l'11 agosto dal Premier Medvedev, per lo stop a calzature, capi di abbigliamento e pelletteria da Usa e Unione europea; oltre al nostro Paese, anche diversi Paesi europei ed extraeuropei saranno danneggiati da questo embargo. Per fare qualche esempio: l'Australia, che per l'industria del latte ha un volume di affari di circa 100 milioni di dollari l'anno; la Scozia, che nel 2010 ha esportato in Russia circa 89 milioni di sterline in pesce; la Francia, che nel 2013 ha avuto un export verso la Russia del valore di circa 1,17 miliardi di euro tra vino e formaggi; la Finlandia, il cui export verso la Russia crea lo 0,5 del prodotto interno lordo; in un momento nel quale il mercato interno è fermo e quello europeo non va certo molto meglio, Paesi come la Russia sono diventati mercati strategici. L'embargo è un colpo durissimo per il nostro made in Italy , che per il nostro Paese è un valore aggiunto fondamentale; secondo i dati diffusi dalla Commissione europea l’ export nel 2013 dei 28 Paesi dell'Unione europea verso la Russia è stato di oltre 117 miliardi di euro, dei quali 10,4 miliardi di export italiano; la Russia importa il 40 per cento dei prodotti alimentari che consuma, una cifra cresciuta di otto volte dal 2000. Il valore complessivo delle esportazioni di prodotti agroalimentari dai Paesi dell'Unione europea verso la Russia ammonta a circa 12 miliardi di euro l'anno (circa il 9,9 per cento del totale delle esportazioni). La frutta rappresenta il 27 per cento delle esportazioni dell'Unione europea e la verdura il 21,5 per cento. I principali esportatori sono stati: Lituania (927 milioni di euro), Polonia (841), Germania (595), Olanda (528), Danimarca (377), Spagna (338), Finlandia (283), Belgio (281) e Francia (244); le esportazioni di prodotti agroalimentari italiani risultano, nonostante le tensioni, essere aumentate ancora dell'1 per cento nel primo quadrimestre del 2014, dopo che nel 2013 avevano raggiunto la cifra record complessiva di 706 milioni di euro, di cui le voci principali sono rappresentate dalla frutta e verdura per un volume di affari di 131 milioni di euro, carni fresche o lavorate per circa 78 milioni e latte e derivati per 51 milioni; restringendo ai prodotti che figurano nella black list russa, il valore delle esportazioni europee di prodotti agroalimentari scende a quota 5,2 miliardi di euro (43 per cento del totale dell’ export agroalimentare dell'Unione europea). Il valore dell’ export italiano nel 2013 per le tipologie colpite è di 163 milioni di euro e ad oggi sono a rischio spedizioni di ortofrutta per un importo di 72 milioni di euro, carni per 61 milioni di euro, latte, formaggi e derivati per 45 milioni di euro, mentre è ancora incerta la situazione della pasta esportata per un valore di 50 milioni di euro. L'impatto risulta essere, però, leggermente ridotto grazie all'esclusione di vino ed alcolici, tabacco e cereali dalla black list ; ai danni diretti per il made in Italy agroalimentare stimabili in circa 200 milioni di euro annui (su un export totale di 1,07 miliardi di euro) si devono aggiungere quelli «indiretti» che potrebbero essere devastanti per perdita di immagine e di mercato, aggravata dalla diffusione sul mercato russo di imitazioni che nulla hanno a che fare con il made in Italy : il rischio di dirottamento sempre più probabile in Italia di prodotti agroalimentari di bassa qualità di altri Paesi che non trovano più sbocchi in Russia, la grossa difficoltà a riprendere i vecchi mercati una volta sostituiti da prodotti provenienti da altri Paesi, le ripercussioni sull'indotto afferente al mondo dei trasporti e del packaging ; il nostro Paese potrebbe diventare un mercato di sbocco di quei prodotti comunitari ed extracomunitari ora rifiutati dalla Russia, provocando una riduzione della qualità e dei prezzi all'origine che danneggerebbe pesantemente i produttori italiani, i quali già subiscono il deprezzamento delle merci dovuto all'eccesso di prodotto da piazzare in mercati nazionali ed europei già saturi ed asfittici; secondo un'elaborazione della camera di commercio di Milano su dati Istat, l’ export dalla regione Lombardia verso la Russia, per fare un esempio, nel 2013 è cresciuto del 12,4 per cento, superando i 3,1 miliardi di euro, dei quali 123 milioni provenienti dall'agroalimentare, che, nel solo primo trimestre del 2014, ha fatto incassare alle aziende locali del settore 29 milioni di euro, e circa 446 milioni provenienti dal settore tessile e dell'abbigliamento. Fortemente penalizzato risulta essere il comparto della pelletteria che nei primi mesi del 2014, causa appunto il conflitto Unione europea-Ucraina-Russia, ha registrato una flessione del 7,3 per cento del valore delle transazioni e del 7,6 per cento del volume; le stime rilevano che i danni subiti dall'embargo ammonterebbero a circa 100 milioni di euro di perdite per il settore agroalimentare e 20 milioni per il settore della moda; qualche ulteriore dato rilevante: negli ultimi quattro anni le esportazioni del settore tessile verso Mosca sono cresciute del 40 per cento. Si è passati dai 200 milioni di euro del 2009 ai 348 milioni di euro del 2013. Il settore moda (abbigliamento, calzature e tessile) è passato dai 14 milioni di euro del 2011 ai 18,8 del 2013. Di fronte alla chiusura di questo «canale», la preoccupazione è alta perché si potrebbe ventilare il pericolo che la Russia guardi ad altri fornitori, come il Pakistan.Se la Russia aprisse a nuovi canali commerciali, sarebbe difficile tornare indietro; al momento la risoluzione relativamente al mercato del tessile parla solo di forniture di abbigliamento e tessile legate allo Stato e agli enti russi, quindi con un impatto limitato, ma le preoccupazioni rimangono per il futuro e sulle ricadute per tutto l'indotto; non è giusto che le imprese vengano danneggiate per colpa di una decisione del Governo che in molti hanno contestato ed ha portato a danni che devono essere risarciti; è intenzione dell'Unione europea di stanziare circa 30 milioni di euro aggiuntivi – che gli Stati membri possono cofinanziare con altri 30 milioni – al programma dell'Unione europea di promozione dei prodotti agricoli per il 2015 (che consiste in 60 milioni di euro di fondi dell'Unione europea più 60 milioni di fondi nazionali); il Governo russo sembra intenzionato a stringere nuovi accordi commerciali di scambio con i Paesi estranei al confronto Russia-Occidente, come la Turchia o il Brasile. Si parla anche di aumento dell’ import agroalimentare dall'Ecuador o dal Cile; il prossimo embargo potrebbe riguardare, in base alle intenzioni rese note nei giorni scorsi dal Premier Medvedev, il divieto di sorvolo del territorio russo alle compagnie americane ed europee, che al momento vale solo per le compagnie aeree ucraine, come anche la possibile adozione di misure a protezione dell'industria locale dell'auto, della cantieristica e dell'aeronautica –: a quanto ammontino ad oggi i danni in termini di mancate esportazioni per le imprese italiane a seguito delle ritorsioni russe alle sanzioni europee, in prospettiva quante ulteriori perdite di fatturato potrebbero registrarsi nel caso di applicazione delle ulteriori misure definite al vertice dell'Unione europea dell'8 settembre 2014 e come il Governo intenda intervenire per compensare tali danni, nonché le perdite di posizione future sul mercato russo conseguenti al blocco forzato delle esportazioni. (3-01007)
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INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA IN ASSEMBLEA 3/01007 presentata da ALLASIA STEFANO (LEGA NORD E AUTONOMIE) in data 09/09/2014
Camera dei Deputati
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INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA IN ASSEMBLEA 3/01007 presentata da ALLASIA STEFANO (LEGA NORD E AUTONOMIE) in data 09/09/2014
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE
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ATTAGUILE ANGELO (LEGA NORD E AUTONOMIE)
BORGHESI STEFANO (LEGA NORD E AUTONOMIE)
BOSSI UMBERTO (LEGA NORD E AUTONOMIE)
BRAGANTINI MATTEO (LEGA NORD E AUTONOMIE)
BUSIN FILIPPO (LEGA NORD E AUTONOMIE)
CAON ROBERTO (LEGA NORD E AUTONOMIE)
CAPARINI DAVIDE (LEGA NORD E AUTONOMIE)
FEDRIGA MASSIMILIANO (LEGA NORD E AUTONOMIE)
GIORGETTI GIANCARLO (LEGA NORD E AUTONOMIE)
GRIMOLDI PAOLO (LEGA NORD E AUTONOMIE)
GUIDESI GUIDO (LEGA NORD E AUTONOMIE)
INVERNIZZI CRISTIAN (LEGA NORD E AUTONOMIE)
MARCOLIN MARCO (LEGA NORD E AUTONOMIE)
MOLTENI NICOLA (LEGA NORD E AUTONOMIE)
PINI GIANLUCA (LEGA NORD E AUTONOMIE)
PRATAVIERA EMANUELE (LEGA NORD E AUTONOMIE)
RONDINI MARCO (LEGA NORD E AUTONOMIE)
SIMONETTI ROBERTO (LEGA NORD E AUTONOMIE)
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