INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA IN ASSEMBLEA 3/00681 presentata da PILI MAURO (MISTO-ALTRE COMPONENTI DEL GRUPPO) in data 11/03/2014

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Atto Camera Interrogazione a risposta immediata in Assemblea 3-00681 presentato da PILI Mauro testo presentato Martedì 11 marzo 2014 modificato Mercoledì 12 marzo 2014, seduta n. 188 PILI . — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare . — Per sapere – premesso che: il giudice dell'udienza preliminare del tribunale di Sassari, Carla Altieri, ha dichiarato prosciolti per intervenuta prescrizione gli imputati Gianfranco Righi, rappresentante legale di Syndial, Guido Safran, rappresentante legale di Sasol, Diego Carmello e Francesco Maria Apeddu, rispettivamente rappresentante legale e direttore stabilimento di Ineos; in caso di condanna gli imputati rischiavano pene superiori ai 15 anni di reclusione, perché, per la prima volta in Italia in questo tipo di processo, l'accusa sosteneva che ci fosse stato il dolo; a nessuno è stata imputata la responsabilità per le sostanze inquinanti scaricate in mare da alcuni impianti dell'ex petrolchimico della cittadina portuale del nord della Sardegna, attraverso le fogne dello stabilimento; gli ex dirigenti del petrolchimico erano accusati di avvelenamento colposo del mare di La Marinella (lo specchio davanti allo stabilimento di Porto Torres), disastro ambientale colposo e violazione delle norme che fissano quali sostanze possano essere smaltite attraverso gli scarichi industriali; in mare – fu accertato – erano finiti per anni flussi di cadmio, mercurio, pcb (il letale policlorobifenile) e, ancora, benzene, rame, zinco e cianuri. Sostanze che avrebbero avvelenato i pesci e la flora della darsena; sotto indagine erano finiti gli scarichi industriali immessi dalle fabbriche nella rete fognaria, ma soprattutto il sistema di depurazione. Un sistema che, secondo le accuse, sarebbe stato costruito in modo da realizzare «la mutua diluizione dei reflui immessi nell'impianto». Una sorta di miscelazione preventiva per confondere la provenienza e le responsabilità; il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha competenza diretta e primaria in materia di tutela risarcitoria contro i danni all'ambiente; è danno ambientale qualsiasi deterioramento significativo e misurabile, diretto o indiretto, di una risorsa naturale o dell'utilità assicurata da quest'ultima; risulta, infatti, che nessun tipo di intervento di bonifica sostanziale sia stato messo in atto da parte dei soggetti titolari dell'onere e dell'obbligo alla bonifica; risulta, quindi, evidente che esistano tutti i presupposti non solo per la riapertura del procedimento giudiziario, proponendo eventualmente una nuova e reiterata denuncia sul grave danno compiuto e che reiteratamente viene messo in atto verso l'area industriale di Porto Torres e i compendi naturalistico-ambientali dell'area circostante; tale conferma si evince dalla situazione di stallo che esiste ormai da oltre dieci anni sulla questione relativa alle bonifiche di quell'area, considerato l'atteggiamento ostruzionista e dilatorio messo in atto proprio dal soggetto responsabile delle bonifiche stesse e dell'inquinamento che ancora oggi persiste in quell'area; in tal senso è in capo al Ministero competente la reiterazione della denuncia per colpa nei confronti delle società resesi responsabili del danno e del reato stesso di inquinamento; in tal senso, si ricorda che il primo atto disposto al fine dell'attivazione delle bonifiche fu siglato il 14 luglio 2003 nella sede della Presidenza del Consiglio dei ministri, a Palazzo Chigi, attraverso l'accordo di programma tra la regione Sardegna, il Governo e numerosi altri soggetti istituzionali, datoriali, sociali e privati per la qualificazione dei poli chimici della Sardegna e le relative bonifiche; nell'ambito di tali accordi e protocolli si prevedeva di risanare e tutelare l'ambiente attraverso azioni di disinquinamento, bonifica e messa in sicurezza dei siti, di riduzione delle emissioni in atmosfera e di prevenzione dei rischi di incidenti rilevanti, non solo con riferimento a quelli previsti dai piani di caratterizzazione ai sensi del decreto legislativo n.22 del 1997 di competenza delle imprese, ma anche a quelli esterni interessati da fenomeni di inquinamento specifico; nell'ambito della complessa situazione ambientale dell'area di Porto Torres, risultano emblematici i dati relativi all'inquinamento riscontrato nella darsena del porto industriale di Porto Torres: il rapporto predisposto dalla Direzione generale per la tutela del territorio e delle risorse idriche e dall'Ispra, allegato al verbale della conferenza dei servizi, rileva livelli di benzene 417 mila volte oltre i parametri consentiti dalla normativa, di toluene 3300 volte, di etilbenzene 226 volte e di altre decine di sostanze cancerogene – tutte riconducibili comunque alle lavorazioni dello stabilimento chimico e dell'area industriale – ben al di sopra dei limiti consentiti; lo stato di contaminazione delle acque di falda sottostanti le aree del settore A dello stabilimento risulta essere ancor oggi particolarmente grave in quanto si tratta di contaminazione di tipo diffuso, con la presenza di metalli, solventi organici aromatici (btexs), solventi clorurati, idrocarburi policiclici aromatici (ipa), altri idrocarburi e clorobenzeni, nonché di notevoli spessori di prodotto surnatante e, talvolta, anche di sottonatante (concentrazioni di sostanze non mescibili con acqua in cui la fase liquida – surnatante – si sia separata da quella solida); il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha l'obbligo di intervenire al fine di sanare, sotto ogni punto di vista, una situazione che rende, di fatto, impuniti i responsabili dell'inquinamento, lasciando passare nell'opinione pubblica la convinzione che il reato ambientale sia aggirabile e che non sia perseguito con la necessaria e dovuta severità–: se non intenda il Ministro interrogato denunciare alla magistratura ordinaria il reiterato e persistente inquinamento dell'area industriale di Porto Torres da parte dei soggetti che di tale danno si fossero resi artefici e responsabili, a partire dalle analisi sull'inquinamento in essere, riportate nella risposta all'atto di sindacato ispettivo n.5-05905 del 28 giugno 2012, attivando conseguentemente tutte le procedure di competenza relative al danno ambientale e al suo risarcimento, così come previsto dal codice ambientale, con particolare riferimento agli articoli 299-300 e seguenti. (3-00681)
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INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 
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