INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/00342 presentata da COMPAGNON ANGELO (UNIONE DI CENTRO) in data 20090202

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Atto Camera Interrogazione a risposta orale 3-00342 presentata da ANGELO COMPAGNON lunedi' 2 febbraio 2009, seduta n.124 COMPAGNON. - Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che: sono sempre piu' numerosi i cittadini che quotidianamente lamentano i disturbi arrecati alla loro vita privata da innumerevoli call center dai quali ricevono, di solito in orari meno opportuni, offerte commerciali di prodotti e/o servizi; non sono isolati i casi in cui l'operatore-venditore telefonico induce con subdole insistenze talune tipologie di consumatori particolarmente vulnerabili (per situazioni di infermita' mentale e/o fisica, o per l'eta' o per semplice ingenuita') a modificare il proprio abituale comportamento di consumo; le reiterate e non richieste sollecitazioni commerciali per telefono, via fax, per posta elettronica o mediante altro mezzo di comunicazione a distanza sono considerate «condotte aggressive» qualora non osservino quanto previsto dall'articolo 58 del Codice del consumo e ribadito dall'articolo 130, comma 1, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 - Codice in materia di protezione dei dati personali che recita: «L'uso di sistemi automatizzati di chiamata senza l'intervento di un operatore per l'invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale e' consentito con il consenso dell'interessato»; nell'estate del 2008, il Garante per la protezione dei dati personali, in seguito ad un'indagine condotta con il Nucleo speciale funzione pubblica della Guardia di finanza, emetteva cinque provvedimenti con i quali obbligava i gestori telefonici e le societa' che operano attraverso i call center ad interrompere l'uso indebito di tutti i numeri telefonici utilizzati a scopo commerciale senza aver ricevuto, come previsto dalla normativa sopra richiamata, l'autorizzazione al trattamento da parte degli utenti; l'articolo 660 del codice penale dispone che: «Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo e' punito con l'arresto fino a sei mesi o con l'ammenda fino a 516 euro» -: se e quali iniziative, data la rilevanza e la crescita esponenziale del fenomeno descritto, ritengano di assumere, al fine di garantire il rispetto della riservatezza dei cittadini; se non ritengano, inoltre, opportuno di avviare un'indagine, anche attraverso la Polizia postale, sulle suddette pratiche commerciali aggressive ed illegittime che costituiscono un'inaccettabile turbativa della vita privata dei cittadini.(3-00342)
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