MOZIONE 1/00400 presentata da CALGARO MARCO (MISTO-ALLEANZA PER L'ITALIA) in data 20100630

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Atto Camera Mozione 1-00400 presentata da MARCO CALGARO testo di mercoledi' 30 giugno 2010, seduta n.345 La Camera, premesso che: nel mondo vi sono numerosi programmi nazionali di prevenzione e diagnosi precoce oncologica dei tumori della mammella, colon-retto, prostata, cervice uterina, endometrio e di sensibilizzazione dei medici di base circa la diagnosi precoce delle patologie tumorali di tiroide, testicoli, ovaie, linfonodi, cavita' orale, pelle; nei paesi industrializzati il carcinoma mammario e', per incidenza e mortalita', al primo posto tra i tumori maligni della popolazione femminile e il Giappone e' l'unico paese industrializzato dove questa malattia e' poco comune (ma le figlie delle emigrate negli USA in due generazioni perdono la protezione, probabilmente dovuta a fattori ambientali, stili di vita e alimentazione); il carcinoma mammario e' la prima causa di morte fra le donne di eta' compresa fra i 35 ed i 45 anni; allo stesso tempo e' una delle forme tumorali con prognosi piu' favorevole, infatti in piu' dei quattro quinti dei casi si sopravvive piu' di cinque anni ed in piu' della meta' dei casi si guarisce e questa alta percentuale di successi e' strettamente connessa alla precocita' della diagnosi, che aumenta inoltre la possibilita' di eseguire un intervento conservativo; i principali fattori di rischio ad oggi conosciuti sono l'eta', la predisposizione famigliare, il non avere figli e l'eta' tardiva della prima maternita', il menarca precoce e la menopausa tardiva, l'eccesso alimentare di grassi animali, l'obesita', l'utilizzo prolungato di anticoncezionali in periodo perimenopausale e in donne giovani con quadro displastico mammario, le radiazioni ionizzanti (pregressi trattamenti di tumori della tiroide e linfomi); visto il ridotto numero di fattori di rischio realisticamente modificabili e il loro limitato impatto sul rischio di sviluppare il tumore, la strada della prevenzione secondaria, e quindi dello screening, e' attualmente quella piu' indicata per ridurre la mortalita' da carcinoma mammario; lo screening clinico e mammografico consente di individuare tumori in fase precoce garantendo trattamenti meno invasivi, aumentando le probabilita' di guarigione e riducendo del 20-40 per cento (a seconda degli autori) la mortalita' di chi vi si sottopone; la mortalita' per carcinoma mammario, negli ultimi 30 anni, si e' ridotta drasticamente per effetto combinato di almeno due fattori: lo screening e il miglioramento dei protocolli terapeutici, mentre un apporto incerto e' stato dato dal follow up, in particolare da quello intensivo, la cui efficacia sulla sopravvivenza e' stata dimostrata essere totalmente sovrapponibile a quella garantita dal follow up minimo; in Italia ogni anno (dati 2008) si stimano circa 31.000 nuovi casi di carcinoma mammario e circa 11.000 morti causate da questa neoplasia, 7 donne su 100 manifestano clinicamente un tumore mammario entro gli ottanta anni di eta', inoltre nel meridione e nelle isole l'incidenza della malattia e' piu' bassa e sale progressivamente andando al nord; una recente indagine (Lega italiana per la lotta ai tumori) ha stimato che ogni nuovo caso di tumore mammario costa tra i 30.000 ed i 35.000 euro (comprendendo costi diretti ed indiretti); il cancro del seno rappresenta quindi una vera patologia sociale, con grandi ripercussioni (come per tutte le patologie neoplastiche) sulla vita dell'intero nucleo famigliare di chi ne e' affetto; i sistemi sanitari universalistici, che riconoscono come valore rendere possibile a tutti il medesimo accesso all'assistenza sanitaria, senza barriere sociali, economiche o culturali, sono di fatto condannati a combattere un'eterna battaglia contro le diseguaglianze; la qualita' dei servizi sanitari goduti dai cittadini, infatti, puo' essere pesantemente influenzata dai contesti socio-economici: molti studi dimostrano che le classi piu' agiate hanno mediamente piu' facile accesso a diagnosi piu' tempestive e cure migliori, con differenze significative in termini di salute, che tendono ad aumentare nel tempo; i programmi di screening organizzati partecipano dello sforzo per ridurre le diseguaglianze di salute e proprio i presupposti che li contraddistinguono, come l'inserimento dell'intera popolazione bersaglio all'interno di percorsi diagnostici e terapeutici di qualita' controllata, possono rappresentare un efficace strumento riequilibratore; in Italia il primo atto normativo riguardante gli screening, cioe' la ricerca della presenza di una patologia nella popolazione apparentemente sana, e' il Piano Sanitario Nazionale 1998-2000, che ha esteso gli screening a tutto il territorio nazionale; l'8 marzo 2001 la Conferenza stato-regioni ha approvato le «Linee Guida» concernenti la prevenzione, la diagnosi e l'assistenza in oncologia, prevedendo l'offerta gratuita a tutte le donne residenti in Italia in eta' compresa fra i 50 e i 70 anni di uno screening mammografico con frequenza biennale; l'inserimento dei programmi di screening oncologico organizzati tra i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA, decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 novembre 2001) e la nascita, nello stesso anno, dell'Osservatorio Nazionale Screening (ONS) hanno dato un grosso impulso allo sviluppo di programmi organizzati; nel 2001 e' stata decisa l'esenzione del ticket per gli esami di screening del tumore mammario, del carcinoma della cervice uterina e del carcinoma del colon; l'Osservatorio Nazionale Screening (cui aderiscono il Gruppo Italiano per lo screening mammografico, il Gruppo Italiano per lo screening del cervicocarcinoma ed il gruppo italiano per lo screening colo-rettale) dal marzo 2005 ha una convenzione con il Ministero della Salute come strumento tecnico a supporto delle regioni per l'attivazione dei programmi di screening, e del Ministero per la definizione delle modalita' operative, del monitoraggio e della valutazione dei programmi, fornendo consulenza per la gestione informatizzata, la formazione, il miglioramento della qualita' e il piano di comunicazione in materia di screening oncologici: ogni anno l'ONS promuove una sessione sullo stato di attuazione dello screening oncologico in Italia con il CCM e con i 3 gruppi di screening italiani; la legge 138 del 2004 ha impegnato il paese a colmare gli squilibri dell'offerta di screening tra le diverse regioni e l'intesa stato-regioni del 23 marzo 2005 ha ribadito il principio dell'uniforme erogazione dei livelli essenziali di assistenza su tutto il territorio nazionale e ha demandato ad un apposito comitato, istituito presso il ministero della salute, il compito di monitorare e verificare l'appropriatezza delle prestazioni e di certificare l'esatto adempimento degli obblighi regionali in materia sanitaria, ai fini delle successive misure da parte del previsto tavolo congiunto di verifica; il decreto ministeriale del 18 ottobre 2005 ha ricostruito i gruppi di lavoro sugli screening oncologici, che hanno aggiornato le linee guida sugli screening, pubblicate nel novembre 2006; e' incardinato all'interno della Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria il Centro Nazionale per la Prevenzione ed il Controllo delle Malattie, organismo di coordinamento tra il Ministero della Salute e le Regioni per le attivita' di sorveglianza, prevenzione e risposta tempestiva all'emergenza, con il compito di collegare l'azione del Sistema Sanitario ai grandi network internazionali, creando ponti tra il mondo della ricerca e le strutture sanitarie e tra le esperienze migliori e le realta' ancora in crescita, attivando partnership e collaborazioni e costruendo cosi' la rete della sanita' pubblica in Italia, con particolare attenzione alla coesione e all'equita', perche' siano assicurati in tutte le regioni italiane, per tutti i cittadini, in ogni strato sociale, uguali possibilita' di accesso agli interventi di prevenzione; i primi programmi organizzati di screening mammografico in Italia sono partiti tra gli anni ottanta e novanta e nel 2008 in Italia circa due milioni e mezzo di donne sono state invitate a sottoporsi allo screening, piu' della meta' ha accolto l'invito e di queste circa una su venti e' stata chiamata ad effettuare un supplemento di indagine; a quasi vent'anni dall'avvio dei programmi biennali di screening, poco piu' del 60 per cento delle donne aventi diritto riceve l'invito a sottoporsi alla mammografia, con un forte squilibrio tra il Nord e il Centro da un lato (70-80 per cento) ed il Sud e le Isole dall'altro (25 per cento), permane inoltre un divario notevole tra l'estensione teorica e quella effettiva; il numero piuttosto elevato di richiami e l'incidenza superiore alla norma di tumori intervallo (quei tumori che vengono diagnosticati durante l'intervallo biennale tra due mammografie) suggerisce una situazione di potenziale criticita' per numerosi programmi e questo richiama alla necessita' di porre in atto con maggiore sistematicita' interventi e procedure di verifica di qualita' del percorso diagnostico; la miglior misura per valutare l'efficacia di uno screening e' la riduzione della mortalita', che ci conferma che lo screening e' stato in grado di intervenire sulla patologia in uno stadio cosi' precoce da guarirla, ma accanto a indicatori di esito come la mortalita' (la cui valutazione richiede decenni) e' importante valutare indicatori di processo e tra questi l'adesione all'invito a sottoporsi ad indagini (bassi valori nell'adesione predicono bassa riduzione della mortalita'); poiche' esistono evidenze scientifiche sul fatto che l'estensione della fascia di eta' riduca la mortalita', la recente inclusione nella popolazione bersaglio, da parte di diversi programmi, delle donne in fasce di eta' piu' giovane (45-49 anni) e l'estensione dello screening fino a 74 anni e' da prendere attentamente in considerazione, pur coscienti della difficolta' attuale in molte aree del paese ad offrire la mammografia con periodicita' biennale regolare alla intera popolazione bersaglio della fascia 50-69 anni e della presenza in letteratura di indicazioni scientifiche di analisi costo-efficacia discordanti; negli ultimi anni la conoscenza dei fattori di rischio di tipo genetico coinvolti nello sviluppo del carcinoma mammario ha identificato alcuni geni, responsabili di forme autosomiche dominanti di predisposizione allo sviluppo della neoplasia, definite «ad alta penetranza», in quanto conferiscono un aumento molto significativo del rischio di sviluppare la neoplasia, diventa percio' utile affiancare allo screening mammografico anche lo screening genetico nelle persone giovani in cui vi sia anamnesi di famigliarita'; e' una situazione paradossale quella che si trova a vivere in questo momento l'Italia Meridionale: da una parte sta lentamente perdendo il «vantaggio competitivo» che l'aveva vista per decenni caratterizzata da una minore incidenza della malattia oncologica rispetto al nord, dall'altra, tuttavia, soffre di debolezze strutturali in due delle aree di maggiore efficacia nel contrasto ai tumori: i programmi organizzati di screening oncologici e quegli straordinari sensori delle dinamiche oncologiche che sono i registri tumori (copertura di popolazione del 42,5 per cento al Nord, 25,5 per cento al Centro e 15,2 per cento al Sud); i principali problemi dei programmi di screening nell'Italia Meridionale sono il ritardo nell'estensione, lo scollamento tra estensione teorica ed effettiva, un indice di adesione nettamente piu' basso (spesso inferiore al 50 per cento che rappresenta il valore minimo accettabile), un piu' elevato numero di richiami e di «tumori intervallo», una diagnosi tardiva con un conseguente minore ricorso alla chirurgia conservativa; un indice di adesione inferiore allo standard minimo accettabile (50 per cento) e' molto preoccupante in quanto si traduce in una sostanziale inefficacia nella riduzione della mortalita' con la conseguente inutilita' del programma di screening; il 29 aprile 2010 la conferenza stato-regioni ha sottoscritto l'intesa sul piano nazionale della prevenzione 2010-2012 e in base a questo piano le regioni sono tenute ad elaborare un proprio piano regionale per i prossimi 3 anni, impegna il Governo: a predisporre un progetto nazionale di informazione e coinvolgimento dei cittadini che insista sulla prevenzione primaria, con una sempre piu' diffusa conoscenza degli stili di vita e delle abitudini alimentari atti a ridurre l'incidenza di alcune neoplasie, e sulla prevenzione secondaria con un importante stimolo ad aderire alle campagne nazionali di screening oncologico; a coinvolgere nella preparazione e diffusione nazionale di tale campagna i medici di famiglia e le associazioni di ammalati e di volontari; a coinvolgere le regioni nel monitoraggio del numero di pazienti donne di ogni singolo medico di famiglia che aderiscono ai programmi di screening mammografico, cosi' da esercitare azione di stimolo all'informazione; a garantire l'accesso omogeneo alla diagnosi precoce in tutto il paese, mediante un progetto concordato con le regioni in collaborazione con l'ONS, che permetta, con scadenze precise ed eventuali meccanismi incentivanti o sanzionatori, di eliminare l'intollerabile divario esistente tra centro-nord e sud del paese in materia di prevenzione e terapia oncologica, cosi' da garantire il reale rispetto dei LEA su tutto il territorio nazionale; a istituzionalizzare un sistema di certificazione della qualita' dei programmi di screening, ponendo in atto con maggiore sistematicita' interventi e procedure di verifica di qualita' del percorso diagnostico, in modo da ridurre l'incidenza di falsi positivi e di «tumori intervallo»; ad individuare, in collaborazione con le regioni, una forma di rafforzata governance centrale della prevenzione oncologica, cosi' da rendere maggiormente omogenei i modelli territoriali, la raccolta dei dati e la compatibilita' dei sistemi informativi, spesso alla base della difficolta' ad ottenere in modo rapido ed efficace un quadro credibile della situazione su tutto il territorio nazionale; ad incrementare e omogeneizzare sul territorio nazionale il livello di qualita' diagnostica in campo oncologico mediante programmi formativi del personale addetto agli screening con regolari verifiche da parte di centri regionali di formazione e controllo di qualita' e adesione a linee guida nazionali; ad incentivare e diffondere omogeneamente sul territorio nazionale le cosiddette «breast units», cioe' quelle equipe multidisciplinari cui riferire tutte le pazienti che necessitino di approfondimento diagnostico ed eventuale terapia in campo mammario, cosi' da garantire loro la totale presa in carico dal punto di vista psicologico, diagnostico, chirurgico demolitivo e ricostruttivo, medico-oncologico e la presenza di associazioni di volontari e malati; a predisporre linee guida per l'istituzione di percorsi diversificati di screening per le donne a maggior rischio anamnestico di insorgenza di tumore mammario, per le quali e' utile prevedere la mappatura genetica ed un inizio ad eta' piu' precoce dello screening mammografico; a prendere attentamente in considerazione l'opportunita' di includere nella popolazione bersaglio dello screening mammografico, le donne nelle fasce di eta' 45-49 e 70-74 anni; a garantire la tempestiva attuazione del Piano Nazionale della Prevenzione 2010-2012 cosi' come sottoscritto in sede di Conferenza stato-regioni il 29 aprile 2010, assicurando il rispetto dei termini previsti. (1-00400) «Calgaro, Calearo Ciman, Cesario, Lanzillotta, Mosella, Pisicchio, Tabacci, Vernetti, Brugger».
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MOZIONE 
BRUGGER SIEGFRIED (MISTO-MINORANZE LINGUISTICHE) 
CESARIO BRUNO (MISTO-ALLEANZA PER L'ITALIA) 
LANZILLOTTA LINDA (MISTO-ALLEANZA PER L'ITALIA) 
PISICCHIO PINO (MISTO-ALLEANZA PER L'ITALIA) 
TABACCI BRUNO (MISTO-ALLEANZA PER L'ITALIA) 
VERNETTI GIANNI (MISTO-ALLEANZA PER L'ITALIA) 
MOSELLA DONATO RENATO (MISTO-ALLEANZA PER L'ITALIA) 
CALEARO CIMAN MASSIMO (MISTO-ALLEANZA PER L'ITALIA) 
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