INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/07608 presentata da CANGEMI LUCA ANTONIO (RIFONDAZIONE COMUNISTA-PROGRESSISTI) in data 19970218

http://dati.camera.it/ocd/aic.rdf/aic4_07608_13 entità di tipo: aic

Ai Ministri delle risorse agricole, alimentari e forestali e del lavoro e della previdenza sociale. - Per sapere - premesso che: gia' nell'XI legislatura, il sottoscritto presento' un'interrogazione sulla grave crisi della Siciliana Zootecnica, importante azienda agro-alimentare dell'area catanese, titolare fra l'altro del diritto alla produzione annua di 12.682.906 chilogrammi di quote latte comunitarie; ventinove lavoratori dipendenti dalla Siciliana Zootecnica sono dal febbraio del 1996 senza occupazione; poche unita' restano attive in un'azienda ormai di fatto abbandonata; l'azienda Siciliana Zootecnica e' stata costituita in data 26 marzo 1980, a partire dalla Fattoria Sole, di proprieta' del gruppo Puglisi-Cosentino, l'oggetto sociale era identificato nell'allevamento del bestiame, zootecnia associata, fornitura di servizi e di mezzi tecnici agli allevatori, coltivazione di terreni, produzione di mangimi, commercializzazione dei prodotti sociali, nonche' lo studio, l'adozione e lo sviluppo di nuove tecnologie; successivamente, nella composizione societaria intervenivano la Finam e l'Esa ed il capitale sociale risultava essere cosi' ripartito: 38 per cento Finam, 36 per cento Esa, 26 per cento Puglisi-Cosentino, a cui subentrava prima la Solac Spa e poi la Gala Italia Spa, sempre di Puglisi-Cosentino. Nel 1988 l'Esa acquistava, per la somma di ventiquattro miliardi di lire, la proprieta' dei terreni e dei fabbricati, e quindi la Siciliana Zootecnica rimaneva proprietaria della sola mandria e della vetusta attrezzatura agricola; la Finam cedeva all'Esa la propria quota di partecipazione azionaria, ma vantava un credito di sei miliardi quale anticipazione del fondo di rotazione. Tale credito veniva considerato inesigibile dal consiglio di amministrazione della Finam, che lo cedeva alla Trade factoring Spa per soli cinquecento milioni. A questo punto la Trade factoring Spa del gruppo Gala Italia, vantava un credito di oltre il 65 per cento dell'intero debito chirografario della Siciliana Zootecnica. Orbene, nel 1993 il capitale della societa' ammontava a 4.581.849.085 lire e risultava in testa ad Esa per il 98,57 per cento ed a Gala Italia (gruppo Puglisi-Cosentino) per l'1,43 per cento; in data 19 febbraio 1993 veniva costituita tra i dipendenti della Siciliana Zootecnica una cooperativa a responsabilita' limitata; in data 17 gennaio 1994 il liquidatore della Siciliana Zootecnica Spa inviava al commissario straordinario dell'Esa una relazione riguardante l'aggiornamento della situazione aziendale, dove tra l'altro si affermava la necessita' di trasferire a terzi, sotto forma di vendita o di affitto l'attivita' gestionale, e cio' in considerazione della critica situazione sanitaria dell'allevamento, che imponeva l'abbattimento giornaliero di decine di capi di bestiame determinando una consistente e progressiva riduzione della produzione del latte e dei ricavi aziendali. La logica conseguenza di tale situazione sarebbe stata una ulteriore riduzione delle unita' lavorative. Ai sensi dell'articolo 7 della legge 3 maggio 1982, n. 203, le cooperative costituite dai lavoratori agricoli sono equiparate ai coltivatori diretti; ne discende il diritto di prelazione in capi alla cooperativa per l'affitto dell'azienda. Tale prelazione non e' stata esercitata dalla cooperativa in oggetto, con grave danno per la stessa. Anche in riferimento alla legge regionale 23 maggio 1991, n. 36, che si prefiggeva, in armonia con gli indirizzi dello Stato e della Comunita' economica europea, la tutela e lo sviluppo delle imprese cooperative aventi sede ed operanti nel territorio siciliano, la cooperativa dei lavoratori agricoli attualmente dipendenti della Siciliana Zootecnica avevano pieno titolo ad esercitare il diritto di prelazione; il continuo aggravarsi della situazione sanitaria e' stata logica conseguenza di una politica aziendale suicida. Infatti l'azienda, nel corso di questi anni, ha lentamente ma con metodicita', attuato un piano di smobilitazione, riducendo il personale, con conseguente aggravamento della situazione igienica ed il relativo abbattimento di capi di bestiame, quindi con la riduzione della quota latte. Se soltanto l'azienda avesse operato nella logica del risanamento, anziche' della liquidazione, oggi le condizioni economiche dell'azienda certamente sarebbero diverse; la relazione del professor G. Galvano, nominato Ctu dal tribunale di Catania, del 18 marzo 1993, e' esaustiva e anticipatrice della disastrosa attuale realta'. Infatti, nella relazione tra l'altro si legge: "il mantenimento della attuale consistenza dell'allevamento, a fronte di una cosi' drastica riduzione delle U.L. squilibrerebbe a tal punto i rapporti tra i due parametri che il decadimento attuale del sistema invece di stabilizzarsi subirebbe una accelerazione tale da risultare di difficilissimo governo"; l'impresa ha percorso esattamente la strada che il professor Galvano indicava come la peggiore per il risanamento dell'azienda. Se ne deduce che l'attuale crisi economica dell'azienda sia stata ed e' voluta per favorire la dismissione della stessa in modo indolore; cio' si ricava anche dal numeroso corteggio esistente, dove piu' che attivarsi per il risanamento, si aggirava il disavanzo, con gravissimo danno per le unita' lavorative ivi occupate e per l'intera Sicilia; dismettendo l'azienda, verrebbe infatti a perdersi anche la quota latte. E' ravvisabile una ipotesi di responsabilita' aggravata da parte di quei soggetti che hanno gestito nel corso di questi anni l'azienda, gestione che ha comportato un indebitamento ingiustificato; lo stato di crisi aziendale da cui verrebbe a discendere la riduzione del personale deriva unicamente non da ragioni di natura strutturale, bensi', come gia' illustrato, dalla deliberata volonta' dell'azienda di eliminare il personale in servizio, per realizzare un'operazione speculativa (quale la vendita del bestiame abbattuto per la macellazione e l'apprensione nel contempo dei contributi per il medesimo abbattimento dei capi di bestiame) ed infine cedere a terzi l'azienda, ponendoli nella condizione di non essere vincolati dai precedenti livelli occupazionali sia nel numero che nella qualita' personale dei lavoratori. A riprova di quanto sopra, basti osservare che a tutt'oggi l'azienda e' in vendita, e che, per la produzione degli impianti, i lavoratori nel numero di quelli licenziati, sono assolutamente necessari; eppure si e' omesso di concludere un qualsivoglia accordo, pur non mancando le offerte; e' assente pertanto il presupposto della esistenza di effettivi elementi strutturali che giustificherebbero la riduzione del personale; i lavoratori hanno contestato, anche sotto il profilo procedurale, il mancato rispetto delle modalita' previste dalla legge n. 223 del 1991, ed altresi' la violazione dei criteri normativi per la individuazione del personale da licenziare per quanto attiene l'anzianita' di servizio, il carico familiare e la qualifica; con avviso pubblicato sul "Sole-24 ore" del 15 gennaio 1997 l'Esa ha invitato le ditte interessate a formulare offerte per l'acquisto del pacchetto azionario dell'azienda, con cio' manifestando chiaramente la volonta' di protrarne l'attivita' e comunque evidenziando che lo stato aziendale e' suscettibile di una ripresa produttiva. Peraltro, la circostanza che nell'avviso si richieda l'impegno ad assumere il personale gia' dipendente della societa' (affermando in maniera incredibilmente erronea che lo stesso si trova in mobilita' o in cassa integrazione guadagni) evidenzia come sia necessario un numero di unita' assai piu' ampio per sfruttare a pieno la potenzialita' degli impianti; non risponde e non puo' rispondere al vero la circostanza che l'azienda versi in una situazione debitoria ed in crisi di liquidita'. Invero nel corso degli anni, a partire dal 1986, l'azienda ha abbattuto oltre cinquemila capi di bestiame, percependo un contributo per l'abbattimento di circa due milioni di lire ad animale; ed altresi' circa un milione di lire per la vendita della carcassa finalizzata alla macellazione. Anche considerando la copertura di tutti i debiti pregressi risulta all'interrogante che, allo stato, vi sia una liquidita' in attivo non inferiore a sette miliardi di lire; il comportamento aziendale appare illogico ed intimamente contraddittorio. L'azienda mantiene un parco animali assolutamente irrisorio sotto il profilo produttivo (ad oggi non superiore al centinaio), e, purtuttavia, continua ad occupare dieci unita' di personale a tempo stipendio pieno, oltre all'impegno richiesto (e retribuito) ai propri dirigenti e collaboratori esterni. In realta' il risparmio per le spese di personale realizzato con l'avvenuto licenziamento, considerando che in precedenza il personale era tutto in regime di solidarieta' a tempo parziale, mentre oggi "lavora" a tempo pieno, risulta assai modesto, e comunque appare, contraddittorio con l'intento di risparmiare l'attuale condotta aziendale che continua a mantenere in vita l'azienda con i relativi oneri e costi, senza alcuna remunerazione produttiva. Le dichiarazioni reiteratamente rese dal liquidatore in ordine di un'imminente chiusura aziendale, anche in sede di incontri presso l'Upmlo di Catania prima dei licenziamenti, non appaiono quindi sincere e veritiere; la credibilita' delle affermazioni rese dal professor Runza e' messa in discussione anche dal ruolo dallo stesso svolto in passato nei confronti della Siciliana Zootecnica. Non risponde infatti al vero che la conoscenza dei fatti aziendali risalga esclusivamente con decorrenza dalla sua nomina a liquidatore; in realta', il professor Runza gia' da circa dieci anni e' stato componente del collegio sindacale ed ha addirittura curato personalmente, in qualita' di mediatore, la vendita degli immobili aziendali dalla Siciliana Zootecnica all'Esa, avvenuta attorno agli anni 1987-1988 -: quali iniziative immediate si intendano adottare per garantire il diritto al lavoro ai lavoratori licenziati ed impedire la dispersione di un ingente patrimonio produttivo; se si intendano assumere impegni precisi al fine di garantire l'attivazione delle quote di competenza della Siciliana Zootecnica in una regione che importa piu' dell'ottanta per cento del proprio fabbisogno di latte. (4-07608)
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