INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00334 presentata da RIZZETTO WALTER (MOVIMENTO 5 STELLE) in data 30/04/2013

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Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-00334 presentato da RIZZETTO Walter testo presentato Martedì 30 aprile 2013 modificato Martedì 7 maggio 2013, seduta n. 13 RIZZETTO e PRODANI . — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare . — Per sapere – premesso che: il 12 marzo 2013 il Ministero dello sviluppo economico di concerto con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha approvato con decreto n.239/EL-146/181/2013 il progetto definitivo per la costruzione ed esercizio da parte della società Terna spa dell'elettrodotto a 380 a doppia terna Udine ovest-Redipuglia ed opere connesse; il predetto decreto non è stato pubblicato a cura e spese della Terna spa ai sensi delle normative vigenti con la conseguenza di rendere difficoltosa la presa d'atto e quindi di fatto ostacolare i possibili ricorsi giurisdizionali nei termini assentiti dalla legge; l'infrastruttura medesima, che si caratterizza per essere un gigantesco elettrodotto aereo che attraversa zigzagando la pianura friulana, rimane fortemente osteggiata dalle amministrazioni e dalle popolazioni locali per essere di ostacolo alla sicurezza, alle attività economiche e allo sviluppo delle aree attraversate, tanto più, in considerazione della possibile soluzione alternativa dell'interramento lungo il bordo autostradale, sempre ignorato ed osteggiato dalla società proponente con il falso presupposto di un esagerato maggior onere economico e di fantasiose controindicazioni sul piano tecnico e della sicurezza; la società proponente si è pervicacemente sottratta ad un confronto sulle possibili alternative e nella ricerca di soluzioni meno impattanti e quindi rispettose dell'articolo 9 della Costituzione repubblicana; il quadro esigenziale quale è stato esposto negli elaborati progettuali, ancorché a giudizio degli interroganti incompleto e fuorviante, non tiene conto di nuovi potenti elettrodotti, sebbene in avanzata fase di progettazione e già sottoposti nelle sedi comunitarie per attestarne il supposto valore strategico e quindi la urgenza realizzativa (i.e. Okroglo-Udine ovest); negli anni trascorsi è risultato del tutto evidente come in quello che appare uno spregiudicato abuso di posizione dominante e nella pluridecennale assenza di un piano energetico nazionale non vi sia stata funzione pubblica preposta alle verifiche procedurali e alle approvazioni di rito che fosse capace di moderare o subordinare gli interessi e la privata strategia aziendale all'interesse generale o solo dare una puntuale risposta a tutte le osservazioni inoltrate da amministrazioni locali, enti e privati cittadini; non fu dato riscontro alla richiesta delle amministrazioni locali di sottrarre la valutazione di impatto ambientale al chiuso della commissione preposta per accedere alla «inchiesta pubblica», la quale appartiene alla discrezionalità del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare; a scoraggiare la pubblica opinione dal pretendere la salvaguardia ambientale attraverso una soluzione alternativa e ad ottenere l'isolamento degli amministratori locali che si sono fatti carico di sostenere i diritti degli amministrati è stata oltretutto inscenata una campagna propagandistica di spropositate dimensioni e secondo gli interroganti di ingannevole o fuorviante contenuto; altrettanto subordinato alle pretese della società proponente si è rivelato il vertice regionale del Friuli Venezia Giulia, il quale, dopo aver commissionato uno specifico studio e constatata una possibile alternativa progettuale di minor impatto, maggiore velocità realizzativa e minor costo, si è determinato a non prendere in considerazione detta soluzione, tanto da poterla considerare tardiva; con tali presupposti e sotto l'onda di un vistoso, quanto velleitario «ricatto occupazionale» agitato da ben identificate aziende ed associazioni, l'elettrodotto in oggetto sarebbe stato riproposto con la dichiarata finalità di abbattere i costi dell'energia, di garantire la sicurezza e di demolire linee obsolete, che come tali devonsi comunque demolire: ciò, nonostante la decadenza dei termini temporali che la legge assegna al vincolo preordinato all'esproprio, e nonostante l'attuale contesto di crescente sovraccapacità rispetto alle reali esigenze regionali; è stata indi riformata a distanza di anni la conferenza di servizi, riesumato il vincolo preordinato all'esproprio, nonostante la sua decadenza, e approvato un nuovo progetto, senza alcuna istruttoria in merito alle vistose modifiche progettuali introdotte ed alle osservazioni pervenute; nonostante le indicate distorsioni, il 25 ottobre 2012 la giunta regionale del Friuli Venezia Giulia con delibera 1871 dichiarava che «È favorevolmente espressa l'intesa con lo Stato ai fini del rilascio, a favore di TERNA, dell'autorizzazione unica ministeriale alla costruzione ed all'esercizio dell'elettrodotto...», ciò senza citare o aver superato il parere ostativo espresso con precedente delibera di giunta n.1095-2010 con il quale aveva deliberato «di non poter esprimere parere di compatibilità ambientale sul progetto...»; le « super grid », quali sono interpretate dall'elettrodotto in discussione, appartengono ad un modello obsoleto, inidoneo alla funzionalità energetica del Friuli Venezia Giulia, poco compatibile con il grande sviluppo delle rinnovabili, bensì destinato al mero consolidamento del monopolio della società proponente; il futuro appartiene alle «smart grid» e a detta del decreto relativo alla «strategia energetica nazionale» sono necessari adeguamenti strutturali delle reti di distribuzione, che, concepite come passive, sono diventate attive in quanto sede di generazione distribuita e le smart grid nascono essenzialmente per tale finalità–: quali iniziative si intendano assumere rispetto ai fatti in premessa che, ad avviso degli interroganti, sono tanto gravi da richiedere interventi urgenti per arginare quella che appare una deriva istituzionale, in uno con la lesione allo stato di diritto e i danni arrecati alle amministrazioni e popolazioni locali cui, altrimenti, rimane la sfiducia nei confronti delle istituzioni e la determinazione a ricorrere in ogni sede giurisdizionale nazionale e comunitaria avverso il decreto ministeriale di approvazione dell'opera in questione. (4-00334)
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